MOGLI E SCACCHI OVVERO LA TEORIA DELLE CONVERGENZE PARALLELE

di Ivano Pedrinzani

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La necessaria premessa è che, malgrado i grandi passi avanti, gli scacchi rimangono ancora uno sport prettamente maschile. I motivi? Probabilmente non ne esiste uno solo, realisticamente esiste una certa dose di retaggio storico, ma almeno 2 punti possono dirsi sicuri:

  1. Non è questione di minore capacità come spesso si sente dire da vecchi scacchisti un po’ misogini o in vena di scherzi (come non ricordare la famosa frase di Karpov:  “perché non ci sono donne capaci di diventare campioni del mondo degli scacchi? Perché non sono in grado di stare zitte per quattro ore di seguito”)
  2. Negli ultimi anni il gap a livello elevato si è assottigliato con numerose donne assurte al gotha del gioco professionistico.

Qui però non ci occupiamo degli scacchi ai massimi livelli, ma del gioco di base, quello dei circoli e dei semplici giocatori di categoria nazionale che amano passare le serate in luoghi spesso fatiscenti e polverosi, mimando riunioni carbonare e torturando le già misere capacità del proprio intelletto scacchistico.

Se entrate in uno di questi circoli potete scommettere con buona sicumera di vincere che:

  1. non troverete donne
  2. troverete tanti uomini che tra una partita e l’altra disquisiscono su come giustificare con la legittima consorte il loro ritardato rientro a casa

E qui entriamo nel vivo delle nostre riflessioni.

Visto che il  48,7% degli uomini è sposato (dati Istat), visto che  gli esempi virtuosi di scacchisti sposati con scacchiste esistono, ma sono una percentuale infima (qui non ho il dato Istat e vado a naso), ecco che subentra, per lo scacchista qualunque delle nostre riflessioni, il problema di giustificare perché, invece di stare a casa a preparare la cena, fare una lavatrice, aiutare i figli a fare i compiti, fare piccoli lavori di manutenzione, far sentire alla moglie la propria vicinanza, ecc, ecc (l’elenco non vuole essere esaustivo ma è uno spaccato ben rappresentativo delle più gettonate accuse di provenienza consorte) se ne sta a muovere pezzetti di legno su una scacchiera di 64 caselle a colori alternati.

Di fronte a questi attacchi lo scacchista solitamente dà dimostrazione di una fantasia e di un calcolo combinatorio che, se fosse applicato alla sua passione, comporterebbe immediatamente un  incremento di almeno 100 punti elo.  In tanti anni ho sentito decine di scuse diverse, sempre pronto ovviamente a rielaborarle e renderle spendibili nella mia realtà. Questo perché, come si suole dire, da sempre il saggio è saggio di saggezza altrui; noi scacchisti dilettanti abbiamo quindi un forte senso di complicità tra condannati e ben volentieri rinunciamo al copyright sulle nostre invenzioni.

Spesso troviamo ispirazione anche dall’ambiente esterno. Ricordo una volta che un “collega” (premetto fin da ora che tutti gli aneddoti che citerò sono rigorosamente veri ma altrettanto rigorosamente privi di qualsiasi indicazione sul nome del colpevole…qualche moglie potrebbe leggere) mi disse entusiasta: “ho usato il sistema del Necchi, funziona!” Di fronte al mio sguardo interrogativo ma profondamente interessato (come detto le scuse se ben catalogate rappresentano un preziosissimo bacino comune da riutilizzare) il collega mi ricordò la famosa scena del Necchi interpretato da Renzo Montagnani in Amici miei atto II. Il Necchi vuole andare a fare la classica zingarata con gli amici, ma non sa come ottenere il permesso dalla moglie che gli rimprovera scarso attaccamento al lavoro (la coppia gestisce un punto di ristoro) e le sue frequenti assenze nel menage familiare… immagino che chiunque sia in grado di individuare la profonda similitudine della situazione, similitudine che uno scacchista coglie immediatamente come individuerebbe una rete di matto sulla scacchiera. La genialata di Necchi consiste nel far arrivare alla moglie un mazzo di fiori con bigliettino anonimo su cui è scritto “con ardore”, essere presente in casa quando viene recapitato il mazzo e, sfruttando l’anonimato del regalo, avviare una violenta scena di gelosia. La sfuriata si conclude con un programmato “fammi andare via prima di fare uno sproposito” dopodiché il Necchi esce sbattendo la porta. La moglie rimane lì pensando chi possa essere l’anonimo ammiratore e, sotto sotto, lusingata dalla scena di gelosia del marito, mentre il Necchi corre verso la sua serata di libertà.     

Tanto per rimanere in tema: che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione (l’indimenticabile insegnamento del Perozzi sempre in Amici miei).

Per la cronaca il mio amico precisò anche che il suo budget era inferiore a quello previsto dall’indimenticabile regista Monicelli, per cui se la cavò con un mazzo di tre rose rosse rispetto alle 12 previste nel film.

Attenzione però, come ogni scacchista sa, le scuse posso essere utilizzate al massimo 1 o 2 volte, poi la controparte inizia a calcolare, arguisce lo schema sottostante, trova il controgioco e sono dolori. Insomma anche a scacchi se battete l’amico con il sacrificio tematico in h7 difficilmente poi potrete reiterare con lui lo stesso schema.

Fanno eccezione, e quindi è doveroso citarle, le cosiddette scuse revolving (ovvero utilizzabili quasi all’infinito). Sono le più ambite dagli scacchisti perché diventando tradizione, risolvono le angosce dell’immediatezza e per di più presuppongono scarso impegno creativo …un po’ come dare matto con torre e re contro re, è solo questione di tecnica. Attenzione però, sono anche le più insidiose perché nulla più della routine fa abbassare la tensione e mina la precisione. Volete un esempio? Una sera stavo giocando con un amico e tra una blitz e l’altra, sempre per la serie mettiamo a fattor comune, gli chiesi come aveva risolto per quella sera.  Lui trionfante: “No problem, mia moglie sa che tutti i lunedì faccio tardi al lavoro perché è il giorno che c’è il capo in ufficio”.  Il tono con cui me lo diceva ben rendeva l’entusiasmo di chi sa di essere in possesso di una delle cosiddette scuse revolving da sempre ricercatissime. Ma come detto proprio per il loro carattere abitudinario sono le più insidiose. Ancora oggi soffro ripensando al viso di colpo angosciato del mio amico quando gli risposi: “si certo, però oggi salvo errori è mercoledì”     

La sensazione di uomo al fronte sotto il tiro del nemico ci rende insicuri, tesi, stanchi dall’aver costretto i nostri neuroni ad un sovraccarico di vigilanza e concentrazione (avete in mente come uscite da una partita di scacchi durata 5 ore e finita con un lunghissimo finale di torre e pedoni? Ecco uguale). Tutto ciò comporta a volte l’incapacità di distinguere falso dal vero fino a subire un distacco dalla realtà.

Una sera scrissi una specie di volantino dai toni a mio avviso -lascio comunque a voi giudicare- palesemente scherzosi, perché un vero uomo è conscio che la vita è una tragedia a campo corto ma una commedia a campo lungo e quindi sa ridere delle proprie sventure. In pratica nel volantino, premurosamente affisso in bacheca, si promettevano a pagamento una serie di aiuti agli iscritti assicurati dal consiglio direttivo: Il volantino è riportato qui sotto.

In breve si formò un capannello di persone in lettura mentre io, seduto alla scacchiera, attendevo si un avversario, ma specialmente i complimenti per il mio sottile umorismo. Fu estremamente indicativo che il primo che aveva finito di leggere, fattosi largo tra gli altri correi, si avvicinasse e invece di complimentarsi per le quattro risate suscitate, mi chiedesse estremamente serio (vi assicuro non scherzava ed anzi la smorfia sul viso denotava che era in pieno ragionamento analisi costi benefici) se i prezzi fossero trattabili.

Uno dei momenti di maggiore eccitazione al circolo, molto più di una visita di un Grande Maestro, è poi quello in cui si scopre che l’ultimo iscritto è avvocato di professione. Eh sì, perché allo scacchista medio nei momenti lucreziani di intervalla insaniae, non manca la consapevolezza dell’ineluttabilità di percorsi già scritti (se avete studiato bene una qualsiasi apertura sapete benissimo verso che tipo di struttura pedonale andate e quale sarà il mediogioco che vi troverete di fronte). Uno degli epiloghi possibili (probabili) del nostro comportamento è infatti il divorzio e sarebbe sciocco non arrivarci preparati. Avere un avvocato scacchista che è vicino al vostro dramma, che conosce i vostri peggiori incubi, che siede vicino a voi nella trincea, aiuta e dà se non altro una parvenza di tranquillità. Tanto per rimanere in storia di vita vissuta, fu sicuramente arguto da parte mia (a volte, raramente, anche io trovo la mossa da applausi) proporre all’avvocato D.Z. (ho detto che non faccio nomi, metto solo le iniziali, se lui legge si riconoscerà) una sorta di convenzione, in qualità di matrimonialista, riservata ai nostri associati. Tra l’altro, il professionista in questione, sembra ben scelto avendo in passato già difeso, con successo, un amico scacchista appunto in una causa di separazione.

Voglio comunque spezzare una lancia a favore delle nostre avversarie. Diciamolo, a volte noi scacchisti, spinti dalla passione, esageriamo e il voler cogliere sempre qualunque occasione propizia ci rende vulnerabili al cosiddetto fattore X. Una sera mi chiama un mio compagno di sventura (spero che mi legga perché oggi è in grado di sorridere ripensando all’evento) e mi invita a passare una serata in una birreria a San Lorenzo, ritrovo di alcuni scacchisti. Alla mia domanda sulla genesi di tanta inaspettata libertà mi racconta trionfante che deve andare a riprendere il figlio reduce da una festa di adolescenti all’1,30 di notte. La moglie, conscia dell’estremo sacrificio del consorte, peraltro prontamente ingigantito e reso quasi epico dal nostro eroe tramite sottolineatura della dura giornata di lavoro che l’attendeva l’indomani, gli aveva concesso di uscire prima a bersi una birra. Attenzione anche in queste occasioni lo scacchista sa che nel sottilissimo gioco delle parti è sempre meglio non citare la parola “scacchi”, la moglie comunque aveva già immagazzinato le due informazioni: birreria e scacchi (questa precisazione vi sarà utile nel proseguo).  Insomma il mio amico aveva mirabilmente portato a suo vantaggio l’affetto di una madre che per il bene di un figlio è disposta a qualsiasi cedimento. Mi complimento per l’ammirevole gestione della inattesa opportunità e acconsento, pur premettendo che non potrò rimanere con lui fino a ora così tarda (per me l’indomani era davvero una giornata difficile). Tutto procede secondo i piani: incontro in birreria, inizio della fase giocata e, passata la mezzanotte, mio annuncio che è arrivato il momento di rientrare. L’eroe che vuole assaporare, mai sazio, ogni minuto di quella droga che è la libertà, affermò invece la sua volontà di rimanere lì a giocare fino all’ una di notte con avversari occasionali, presenti nella birreria, in attesa di andare a recuperare il figlio. Vi dico ora come finì, considerate che io seppi il tutto solo la mattina dopo dallo sfortunato protagonista (che chiamerò signor P) e quindi è ipotizzabile che la versione sia stata un po’ edulcorata per coprire le proprie colpe.   Premetto che la birreria in questione è caratterizzata da mura spesse per cui i cellulari sono privi di segnale. Il sig. P, ebbro non di birra ma della sua libertà, continua a giocare dimentico di tutto, di tutti… e del figlio. Verso le 2 guardando per caso l’orologio si rende conto della tragedia. Sbianca, lascia la partita incompiuta (questo particolare sulla partita interrotta non mi fu riportato, ma come detto P probabilmente ha glissato sulle colpe peggiori), si alza di scatto e corre fuori verso la macchina promettendo sacrifici votivi agli dei e pregandoli di aver pietà di lui. Mancava solo un gruppo di coreuti che come nella tragedia greca rimarcassero il suo peccato di superbia.  Nel momento in cui esce torna ovviamente il segnale e il cellulare inizia a suonare come un flipper (l’immaginifico paragone è del sig. P): sono tutte le notifiche delle chiamate fatte dal figlio che dall’1,30 è in mezzo alla strada e non sa che fare e dalla moglie che, allertata dal figlio traditore, lo cerca mentre medita le più truculenti torture. La moglie intanto (questo me lo raccontò lei) non riuscendo a chiamare il cellulare del marito e avendo solo informazioni vaghe (“vado nell’attesa in una birreria San Lorenzo” mentre l’altra parola chiave “scacchi” l’aveva aggiunta di suo per default) inizia a cercare su internet “birreria scacchi” alla ricerca di un numero fisso. Ahimè la scarsa diffusione del nostro gioca comporta che i primi risultati dei motori di ricerca siano semplicemente birrerie che hanno il pavimento a scacchi… immaginatevi la faccia stupita dei gestori dei locali che verso le 2 di notte rispondevano alla telefonata di una donna esagitata che cercava uno che stava giocando a scacchi.

Tutto il racconto di cui sopra è per ammettere che anche noi a volte abbiamo le nostre colpe, ma è altrettanto vero che quasi sempre ci troviamo a combattere con avversari il cui odio per il nobil gioco è ormai sconfinato e rasenta la patologia.

Conosco uno scacchista che per più di un anno ha tenuto segreta la sua passione. La più cara amica della moglie infatti era a sua volta moglie di uno scacchista e tra amiche si sa come va: la seconda raccontava alla prima le inenarrabili nefandezze del marito e la sua colpevole trascuratezza, la prima rimarcava la sua completa comprensione per tale pena. Quando una volta il mio amico stava facendo outing, la moglie -ignara dell’atto di eroismo che stava compiendosi- se ne era uscita ricordando la storia dell’amica e esternando il suo odio per il “passatempo deficiente” del marito della sua amica. La tentazione di outing era subito e prontamente rientrata.

Altri hanno la sfortuna di avere la moglie sempre vigile e sul chi va là (sono le più difficili da trattare) e in grado quindi di rintuzzare qualsiasi tentativo di adescamento. Giocano posizionali, fanno della profilassi il loro mestiere e la loro capacità di prevenire qualunque attacco farebbe impallidire il miglior Petrosjan.  Il marito ti propone una vacanza in una località di mare? Lei pronta chiede se in quel posto è per caso previsto un torneo di scacchi. Tu inavvertitamente per dormire ti metti una vecchia t-shirt con un logo scacchistico? In pochi secondi, prima di comprendere nel suo insieme il meccanismo completo di causa effetto, ti ritrovi a dormire sul divano. Sono le più crudeli, quelle che riescono a punirti per ogni tua debolezza strutturale, che sfruttano ogni tua imprecisione nelle mosse. Tu hai il coraggio di dire solo il sabato sera che la domenica successiva “dovresti” giocare il Cis?  Lei, invece di comprendere il tuo dramma e le tue umane paure, che è un mese che cerchi il coraggio di dirlo, con falsa dolcezza satanica ti dice che l’indomani ha invitato la madre a pranzo… certo se lo avesse saputo prima… (ovviamente detto con un sibilo tra le parole che ti ricorda un cobra pronto all’attacco).    

Con la sagacia tipica dell’uomo emiliano un circolo di Bologna ha provato a ribaltare completamente il piano del ragionamento. Si veda la foto qui sopra. Il garbato tentativo di convincimento è in realtà una figura tipica della retorica classica, la cosiddetta  entimema.  Il retore avvia un processo di deduzioni partendo da premesse non necessariamente vere ma solo verosimili: premesso che il marito a casa vi dà fastidio, è un brontolone, perché voi mogli non lo portate al circolo? Il circolo a modico prezzo (il tesseramento) vi offrirà di fatto un servizio di babysitteraggio per alcune ore. Come si vede si decide di andare direttamente nelle file nemiche (le mogli) e prendere posizione. E’ una tattica ambiziosa, sembra un po’ il pedone bianco “e” che nella Alekhine corre da solo verso le file avversarie e ahimè il più delle volte è destinato a perire ed essere scambiato dopo poche mosse. Sono scettico infatti sull’usare al posto dell’inganno la retorica; di fronte alle nostre mogli per qualche inspiegabile motivo sembriamo sempre un balbuziente che stia discutendo con Demostene. Sono comunque curioso di conoscere i risultati e mi riprometto di telefonare al simpatico Presidente del circolo bolognese per un aggiornamento.

Se siete arrivati a leggere fino a qui le motivazioni possono essere solo due: o temevate di riconoscervi in qualcuno degli aneddoti che avrei elencato (e specialmente temevate che mi  sarei lasciato sfuggire riferimenti utili alla moglie per la sua prossima arringa accusatoria) o vi attendete ora, da chi apparentemente sembra essere esperto nel campo, non dico una soluzione definitiva, ma almeno qualche consiglio utile.

Purtroppo devo deludervi, sono un dilettante come voi e come voi sembro una scialuppa disastrata che lotta in mezzo ai marosi. Tutto quello che posso fare è aprirvi gli occhi su alcuni elementi fuori discussione, visto che l’abbiamo citata, i cosiddetti tekmeria della retorica classica: i fatti sicuramente veri e incontrovertibili.

  1. Gli scacchi sono uno sport invasivo e totalizzante perché presuppongono ore di studio, ore di partite. La tristezza è che più studi, più capisci il gioco, più lo capisci, più ti affascina per la sua complessità, più hai bisogno di tempo per approfondire
  2. La famiglia è una istituzione altrettanto invasiva e totalizzante e presuppone ore e ore di occupazione aggiuntiva

La contrapposizione è inevitabile e la ricerca dell’equilibrio complessa; l’ambizione di mantenere i due comparti separati e conviventi rischia di produrre una marea di bipolari.  Avete presente la barzelletta sul giocatore minacciato dalla moglie? Prima di un turno di un torneo un giocatore incontra un amico e gli svela la sua inquietudine: “domani devo giocare contro un forte avversario, mia moglie ha detto che si è stancata e che se vengo a giocare divorzia”. L’amico premuroso si informa: “e tu cosa hai deciso di fare?”. Breve riflessione del giocatore: “non so, ancora non ho deciso se aprirò e2-e4 o d2-d4 “  E’ il classico esempio di scollamento dalla realtà, stadio finale di un ineluttabile percorso di autodistruzione.

Volete affrontare razionalmente la problematica? Lasciate per un attimo scacchi e scacchiera da una parte, chiudetevi in una stanza, per par condicio lontano dalla moglie, e fatevi le due domande fondamentali: 1) posso fare a meno degli scacchi? 2) posso fare a meno di mia moglie? Avrete già colto che siamo nel più classico degli esempi del cosiddetto dilemma corneliano e se, come temo, le risposte saranno due no avrete la terribile esperienza di veder sprofondare la vostra vita nella tragica situazione dello zugzwang, esperienza che sicuramente avete già vissuto sulla scacchiera, allorché qualunque azione/mossa  pensiate non fa che peggiorare la vostra situazione  

Ivano Pedrinzani

10 ANNI…

10 ANNI…

Riflessioni di uno dei fondatori

a cura di Ivano Pedrinzani

Sono passati 10 anni.  Era il 7 novembre del 2009 quando un gruppo di tre amici dette vita alla Scuola Popolare di Scacchi (allora unicamente sezione della Polisportiva Roma 6 Villa Gordiani), inquadrando in una forma ufficiale e strutturata a quella che era, fino a quel momento, solo una passione delle ore di libertà.

Con gli occhi di oggi (chi scrive è uno dei tre qui sotto) devo dire che tutte le condizioni per una felice genesi erano presenti: una certa spinta a lavorare nel sociale di tutti e tre, figlia della propria formazione, quel pizzico di follia sempre utile quando ci si imbarca in situazioni nuove che non si è per nulla certi di sapere padroneggiare, la voglia di trovare forme di aggregazione.

I soci fondatori: Ivano, Paolo, Massimo. Presto (fortunatamente) si sarebbe unito un altro Paolo

Non lo sapevamo, ma eravamo portatori anche di due fattori aggiuntivi che al momento non consideravamo, perché ritenuti un dato di fatto non apprezzabile né misurabile, quasi scontati, ma che invece ci avrebbero condotto subito su un sentiero di crescita virtuoso e vorticoso, al di là di ogni aspettativa:

  1. l’estrema fiducia tra di noi (ricordo il formarsi della prima piccola cassa che nessuno voleva tenere perché vista come un impiccio)
  2. l’approccio dichiaratamente non lucrativo avendo ognuno di noi una propria vita lavorativa al di fuori di questo settore.

Potrebbe apparire riduttivo ma sono sicuro che quelli furono i due fattori principali che ci portarono in breve tempo ad eccellere nel panorama delle associazioni presenti sul territorio.

L’inaugurazione della Scuola

Da quel lontano 2009 molta acqua è passata sotto i ponti e sarebbe impossibile, oggi, ricordare tutti gli eventi, i corsi, i seminari, ma anche i problemi, le paure, che ci hanno visti protagonisti o -ancora più importante- ricordare le centinaia di bambini che abbiamo avviato al “nobil gioco” con corsi sia presso la nostra sede sia presso scuole pubbliche. Alcune tappe vanno però considerate fondamentali e sono indelebili o perché rappresentano il laboratorio dove è cresciuto il nostro know how, quello che ci ha permesso poi tutto il resto, o perché sono state il viatico per il nostro sviluppo che procedeva a gradini con periodici sussulti verso l’alto.

Con i nostri allievi in trasferta a Latina

Partiamo dal 2010 e dal Festival Internazionale di Farfa: è il primo grande evento che organizziamo. Doveva essere un semplice torneo di una domenica. Lo trasformiamo in un momento di incontro con le famiglie dei nostri allievi con visita guidata al Museo dell’olio, pranzo con una gigantesca tavolata presso un agriturismo, servizio navetta tra agriturismo e sede di gioco. Una mole organizzativa immensa ma anche uno splendido successo sia in termini sportivi (alta e qualificata la partecipazione al torneo) sia in termini di ritorni con le famiglie

Ottobre 2010, Festival di Farfa: organizzatori, giocatori e familiari tutti a mangiare in un agriturismo a metà torneo

Cinque anni dopo, siamo nel 2015, la Federazione inserisce la Scuola nell’ Albo ufficiale delle scuole di scacchi di 1° e 2° livello.  E’ il riconoscimento della bontà del lavoro fatto e qui il GRAZIE va a tutti gli istruttori che si sono avvicendati nelle nostre aule o nelle scuole  con corsi e seminari: dal GM Shytaj, ai Maestri Internazionali Piscopo, Aghayev, Tomescu, Seletsky, al Maestro Della Corte. Ma un grazie particolare va a quegli istruttori, forse dai nomi meno altisonanti, ma dalla grande sensibilità, a quei profili ovvero ideali per la crescita di un bambino che si affaccia per la prima volta a questo gioco. Pensiamo a Bonavena, con noi da sempre, da quando era un allievo, all’amico Prroj (l’unico che gioca le partite del Cis la domenica in pochi minuti perché deve correre a lavorare), al “prof” Fanelli e a tanti altri

Il GM Luca Shytaj tiene una lezione presso la Scuola

Ma torniamo al 2015; in quell’anno decidiamo di sgretolare la leggenda metropolitana sul  mondo degli scacchi visto come qualcosa di avulso dalla vita normale, quasi una riunione tra carbonari, un gioco che si svolge tra pochi adepti in scantinati polverosi. Succede per caso. L’attore Sebastiano Bianco vuole portare in teatro un testo di Stefan Zweig: la “Novella degli scacchi”. Da professionista qual è, non essendo un conoscitore del gioco, oltre a seguire un mio corso, ci chiede una consulenza tecnica per meglio capire ed interpretare il personaggio (protagonista della Novella) del “dottor B”, un misterioso individuo che, durante un viaggio in nave, sfida il Campione degli Scacchi Czentovic e che si scoprirà poi avere un passato tragico. Vittima dei tempi dell’Anschluss, per sfuggire all’annullamento della sua persona durante la prigionia nazista, il dottor B, in un passato che cerca di  rimuovere, si rifugiò negli scacchi passando giorni a giocare partite immaginarie contro se stesso. Il progetto ci piace e da semplici consulenti ci ritagliamo subito un posto di maggior coinvolgimento, con l’organizzazione, a fine spettacolo, di una partita alla cieca ovvero senza pezzi e con i giocatori che muovono tenendo a mente l’evolversi della posizione (esattamente come le partite del dottor B nel campo di prigionia). Mentre da dietro una tenda aggiorno tramite computer, al dichiarare della mossa, la posizione della partita proiettata su un grande schermo ad uso del pubblico, sul palco – spalle alla scacchiera- due nostri istruttori e amici: il Grande Maestro Luca Shytaj e il Maestro Alessandro Della Corte si affrontano nella partita … fortunatamente con animo ben diverso da quello che doveva avere il dottor B nel suo lager nazista.

La locandina de “L’ultimo Matto

Ma il 2015 rimarrà importante anche per un altro evento, ovvero l’insperata fortuna di trovare un compagno di viaggio. L’attività è cresciuta, i progetti sono tanti ma noi siamo sempre in tre. A pensare a tutto, a organizzare tutto. E proprio mentre ci interroghiamo su quanto potrà durare, sul fatto che forse ormai è il momento di decidere se proseguire o come proseguire spunta, come nella migliore tradizione dei film hollywoodiani, la cavalleria. Paolo, papà di uno dei bambini talentuosi dei nostri corsi, non solo ha voglia di fare, ma anche e specialmente lo spessore culturale e organizzativo per fare. Una fortuna inaspettata e un uomo in più con il quale dividere i sempre più numerosi impegni. Rinfrancati, l’ottica muta e si inizia a vedere il tutto con nuovi occhi

Paolo dirige la squadra in una delle iniziative “Scacchi in Piazza”

Il 2016 è l’anno della svolta. La scaramanzia dice crisi del 7° anno, la realtà sarà il concretizzarsi di due passi fondamentali. Siamo cresciuti, abbiamo tanti progetti e bisogno di sponsor; l’inquadramento solo come sezione di una Polisportiva inizia a starci un po’ stretto, Nasce così la Asd Scuola Popolare di Scacchi che, pur non rescindendo i legami con la Polisportiva, è la forma giuridico finale e autonoma del nostro cammino che presuppone però tante nuove problematiche di tipo amministrativo, legale, fiscale; un campo del tutto nuovo per noi, ma la voglia di studiare non ci manca.  Ora siamo pronti anche per dare vita al nostro progetto più ambizioso. A Roma da anni non si gioca più un torneo di levatura internazionale: scarso interesse dell’amministrazione pubblica, alti costi delle location che aumentano a dismisura il rischio per chi volesse cimentarsi nell’organizzazione. I dubbi anche fra noi sono tanti: siamo inesperti, ma qui rispunta quel pizzico di follia che fu l’humus nel quale germogliammo. Uno di noi (Massimo) si fa parte trainante e dove gli altri vedono ostacoli vede solo opportunità. I fatti gli danno ragione: si svolge il I Festival Internazionale di scacchi Roma Città Aperta che si confermerà uno dei tornei più importanti di Italia, l’unico a Roma in grado di assegnare norme. Fattore trainante è l’affiliazione a Csen, ente di promozione sportiva, che crede nel progetto. Il Centro Sportivo educativo nazionale si rileva il partner giusto per le nostre ambizioni: sa ascoltare, ha un budget da spendere per la promozione degli sport, ha voglia di investire negli scacchi. Ma quel che più conta il referente su Roma -Andrea Bruni- si dimostra essere sulla nostra lunghezza d’onda e avere le nostre stesse “sensibilità”. E’ sempre così: ruoli, associazioni, enti rimangono parole vuote e astratte; i contenuti, il carattere lo danno gli uomini che quei ruoli occupano, che quegli enti/associazioni dirigono. In Andrea troviamo qualcuno che occupa un ruolo dandogli consistenza. Il Festival 2016 sarà anche il primo laboratorio di questa collaborazione tra Scuola Popolare di Scacchi e Csen che prosegue ancora oggi.  

Festival Internazionale Roma Città Aperta: la grande sala gioco in allestimento

Lo organizziamo in un albergo a 4 stelle al Pigneto, uno dei quartieri simboli della movida romana e specialmente indimenticabile set all’aperto del neorealismo italiano; lo chiamiamo Roma Città Aperta perché al Pigneto fu girato il capolavoro di Rossellini e perché il nome ben riporta ai nostri concetti di accoglienza e fratellanza. Vengono a giocarlo  da 4 continenti e 31 nazioni diverse ed è un successo senza precedenti.  Alla fine tra i partecipanti conteremo 14 Grandi Maestri e 17 Maestri Internazionali. Tra qualche mese partirà la 4a edizione, e oggi possiamo dire che il Festival Roma Città Aperta è un evento ormai tradizionale nel panorama scacchistico italiano, e non solo, e che rimane di gran lunga il più importante torneo che si gioca a Roma.

Festival Internazionale Roma Città Aperta 2016: Il vicesindaco Frongia fa la prima mossa inaugurale per il  GM Zhigalko

Anche Il 2017 è caratterizzato da un evento fondamentale. Firmiamo un protocollo con il V Municipio e ci proponiamo come Scuola di Scacchi anche per i bambini dell’Infanzia.

La firma del Protocollo con il V Municipio

Non è una banalità, insegnare a bambini di 4-5 anni presuppone istruttori che siano più pedagoghi che scacchisti, strumenti che esulano dalla normale scacchiera da tavolo ma che siano più simili a gigantesche scacchiere da sistemare per terra dove permettere ai bambini di giocare … e rotolarsi. L’iter è lungo: occorre formare nuovi istruttori con l’organizzazione di un corso ad hoc, studiare i metodi applicati in altre città e in altre realtà, verificare gli aspetti assicurativi. Nell’ organizzazione  del corso ancora una volta sarà fondamentale la collaborazione con Csen ed il suo background in ambito formativo. Se Massimo con la firma del protocollo poserà la prima insostituibile pietra, sarà Paolo a coordinare e chiudere il progetto. Come al solito il miglior giudizio, l’unico non autoreferenziato, è quello degli utenti: le lodi di genitori e insegnanti della scuola a fine corso ci scaldano i cuori (e quest’anno siamo al secondo anno di attività anche in questo comparto).

Elena e Giulia, le prime due istruttrici della Scuola per l’Infanzia con il nostro Paolo

2018  Fin dall’iniziola Scuola decise di partecipare al Cis – campionato italiano a squadre- con anche più di un team, spesso comprendenti sia istruttori che allievi. L’approccio è sempre stato fortemente decoubertiniano, con l’aspetto agonistico che veniva oscurato da ben altre finalità: condividere emozioni, rafforzare -grazie alla presenza di un obiettivo comune- la vicinanza e lo spirito che ci unisce.  Nel 2018, complice anche la presenza in serie B di una squadra data dai più favorita,

Raggruppamento serie B, la formazione schierata contro Frosinone: Sibilio, Della Corte, Imbrogno, Bria

organizziamo il raggruppamento di due gironi: serie A2 e serie B. Ci sarà fatale l’ultima partita con una sconfitta che ci relegherà dal provvisorio primo al terzo posto. Non importa. L’anno prossimo saremo di nuovo lì a provarci, mantenendo sempre integro quell’approccio di puro divertimento che fa parte del nostro DNA.

E quando si parla di divertimento, di approccio scherzoso non possiamo dimenticare in che modo, tra pochi mesi, a novembre, festeggeremo il decimo anno di attività. Lo faremo come festeggiamo ogni anniversario da dieci anni a questa parte: con l’ormai tradizionale Torneo del Colesterolo (giunto appunto alla decima edizione). Soci fondatori e amici di più vecchia data si riuniranno per un week end nella mia baita in montagna dando vita, tra sbraciate di salsicce, bottiglie di vino e formaggi di qualità al più pazzo e ricco di aneddoti torneo chiuso che si possa immaginare.

Un momento del Torneo del Colesterolo: in primo piano Ivano con il musicista “Maestro” Ezio, a seguire il sommo Pardo contro Prof Fanelli e Presidente Massimo in un impegno impossibile contro l’oggi GM Luca Shytaj   

L’obiettivo sarà sempre il solito: evitare l’ultimo posto per sfuggire la cerimonia della consegna del cucchiaio e specialmente scampare ai lazzi e le prese in giro che accompagneranno per tutto l’anno (fino alla successiva edizione) lo sfortunato giocatore che porterà a casa il temutissimo feticcio.  Il tutto condito dalle battute fulminanti di uno degli amici della prima ora, una di quelle figure senza le quali la Scuola sarebbe diversa, sicuramente peggiore: l’amico Pardo detto per le

Torneo del Colesterolo: scontro al vertice tra il socio fondatore Massimo e il “sommo” Pardo.

sue perle di saggezza, che generosamente, e gratuitamente, ci elargisce, il Sommo

Il decennale deve essere un momento per guardarsi indietro, tirare le somme e pensare al futuro.  Ma specialmente un momento in cui cercare una morale a tutta questa storia.

La morale (almeno per me, ma sono sicuro di parlare per tutti) penso sia innanzi tutto una. Viviamo in un momento storico nel quale si è persa la voglia di aggregazione e si vive chiusi nei propri egoismi. Si è perso il bisogno di trasmettere idee e informazioni con l’incontro tra persone e si vive passivamente solo sulla rete e tramite quello che sulla rete (falso o vero che sia) viene più urlato. Si è smarrita la voglia di esprimere solidarietà e tolleranza (e anzi è visto come una colpa) e i vincenti sono coloro che non hanno pietà nel preservare i propri (spesso immeritati) privilegi.  Nel nostro piccolo pensiamo che la Scuola (intorno alla quale orbitano ormai in maniera stabile decine di persone) sia un esempio di dove possa portare questa voglia di aggregarsi che è l’associazionismo di base, questa voglia di passare il tempo insieme per confrontarsi, questa voglia di offrire un servizio spesso in situazioni di realtà di disagio fisico/economico. Non abbiate paura di affrontare ostacoli, non temete l’ignoto e provate a creare con le persone che avete più vicino qualcosa che aiuti voi e gli altri. 

Ivano Pedrinzani

Laboratorio di scacchi per l’integrazione sociale

Laboratorio di scacchi per l’integrazione sociale

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo la testimonianza di Rita Valentini

E’ terminato il secondo anno di corso di scacchi per mio figlio 10 anni con autismo senza compromissione cognitiva. 

L’anno scorso aveva seguito insieme ad un bambino coetaneo con la stessa condizione, mostrando molti progressi nel corso dell’anno. 

I due bambini avevano imparato le regole base immediatamente alla prima lezione: posizionamento della scacchiera e dei pezzi su di essa, nomi e movimenti dei pezzi, raggi di azione , valore e potenzialità senza nessuna difficoltà né esitazione. 

All’inizio mio figlio giocava muovendo solo uno scacco alla volta non esponendo un secondo pezzo se il primo non era perso, ciò perché per lui era estremamente difficile controllare il movimento e le posizioni di più pezzi contemporaneamente, questo era dovuto per lo più alla sua estrema attenzione per i dettagli che gli creava difficoltà nel controllare la globalità della scacchiera. Nel corso dei mesi, con la guida e i suggerimenti del maestro Paolo Andreozzi, ha iniziato ad utilizzare prima due pezzi e poi via via tre, quattro contemporaneamente, controllandone la posizione sulla scacchiera, la relazione con i pezzi avversari e un primo abbozzo di cooperazione tra due. Cosa rimarchevole considerando che si parla di bambini con autismo quindi con un debolezza nella teoria della mente. 

Sempre tenendo presente questa caratteristica di base delle persone con autismo è interessante sottolineare che all’inizio i due bambini giocavano l’uno di fronte all’altro consapevoli della presenza dell’altro, ma senza considerare le intenzioni reciproche; avendo chiaro che lo scopo del gioco è dare scacco matto al Re avversario, ma non concependo la necessità di considerare nel proprio gioco quello dell’altro. Con il tempo guidati e incoraggiati dal maestro inizialmente solo a prestare attenzione alle mosse avversarie, poi pian pano a chiedersene il motivo, infine a valutarne la potenzialità sul proprio gioco e a tenerne conto nella mossa successiva. In questo modo, del tutto naturalmente e divertendosi, i bambini si sono esercitati nel leggere e comprendere le intenzioni dell’altro e ad adattare la loro reazione in risposta ad esse. 

Sempre incoraggiati dall’insegnante, sperimentando delle varianti del gioco, si sono esercitati nella collaborazione per la vittoria. 

Visti i progressi e l’entusiasmo del bambino, abbiamo quest’anno ripetuto l’esperienza lavorando però per ampliare il gruppo e aprendolo anche a bambini a sviluppo tipico. Abbiamo formato un gruppetto di tre bambini che sono stati uniti ai tre iscritti al corso del centro che ci ospitava. Gli altri due bambini del gruppo, pur non avendo mai frequentato un corso conoscevano le regole base del gioco. 

La lezione aveva una durata di un’ora e trenta e rispetto all’anno precedente il corso è stato più tecnico. 

I bambini hanno seguito con costanza e con impegno e, sebbene avendo costituito un gruppo così eterogeneo non si sia potuto dedicare specifiche attenzioni e tempo alla relazioni e alla socialità come nell’anno precedente, del tutto naturalmente si è costituito un gruppetto affiatato che si è divertito a giocare e ha fruttuosamente imparato. Tutti i bambini sono in grado di giocare una partita con sufficiente competenza, sanno leggere e scrivere le mosse, risolvono problemi di scacchi anche di tre mosse e più. Hanno una discreta capacità di gestire la frustrazione che inevitabilmente nasce dal perdere una partita, chi più chi meno sono anche capaci di autocritica che permette di apprendere dagli errori. 

Hanno tutti imparato a salutarsi all’inizio di una partita e a ringraziare alla fine indipendentemente dal risultato nell’ottica del gioco come divertimento. 

Ho visto i bambini giocare con altri bambini anche al di fuori del contesto classe divertendosi. 

Va sottolineato che non ci sono stati problemi di integrazione di nessun tipo e i bambini hanno giocato e scherzato anche al di fuori della lezione. 

Hanno creato un simpatico spirito di gruppo, hanno cercato sinceramente di aiutarsi e supportarsi durante tutto il corso nonostante ci fosse tra loro una leggera competizione per mostrare la propria bravura che si manifestava essenzialmente in commenti per lo più spiritosi durante le partite. La mia sorpresa è stata quella di scoprire che questo spirito “goliardico” aveva contagiato anche mio figlio, altro effetto positivo inatteso. 

Infatti mio figlio è riuscito a relazionarsi con tutti i bambini del gruppo, a ben integrarsi, a scherzare e a giocare con gli altri durante e al di fuori delle lezioni e a stringere delle amicizie che proseguono anche a corso terminato. Già questo da solo è un risultato straordinario, frutto di un lavoro costante e integrato portato avanti in questi due anni su più fronti e in tutti gli aspetti di vita del bambino e nel quale il corso di scacchi, sotto la sapiente, competente e attenta guida del maestro Andreozzi, è stato di rinforzo e notevole bacino di sviluppo. 

Dal punto di vista tecnico è molto migliorato, questo gli ha permesso di riuscire a terminare le partite anche con delle vittorie producendo degli effetti benefici sulla sua autostima. 

Il gioco gli ha fornito la possibilità di esercitarsi nel comprendere le motivazioni e le intenzioni dell’altro, in un contesto ludico e amichevole in rapporto 1 a 1, ma anche di apprezzare i risultati di un gioco di squadra quando dovevano collaborare ad esempio giocando in due contro il Maestro. 

La consapevolezza di riuscire e la competenze acquisite gli hanno permesso di affrontare le sconfitte senza sentirsi eccessivamente frustrato, ma riflettendo sulle ragioni del “fallimento” per cercare di correggersi. 

E’ molto bravo nell’individuare le sequenze per dare scacco negli esercizi che gli vengono proposti, al contrario nel medio gioco ha più difficoltà, costruire una strategia gli è ancora difficile e tende ad avere un gioco molto conservativo. 

Ha imparato facilmente le notazioni per poter trascrivere o leggere una partita di scacchi ed ora è perfettamente in grado di utilizzarle. 

Ha fatto esperienza di partite a tempo con l’uso dell’orologio, questo ci ha dato e ci darà l’opportunità di farlo esercitare spontaneamente e con una forte motivazione sulla gestione del tempo. 

La sua capacità di “leggere” le intenzioni dell’altro e di adattarsi è molto migliorata, anche questo un notevole risultato preparato su più fronti per lungo tempo e manifestato spontaneamente in ambito di gioco. 

Allo stesso modo abbiamo visto manifestarsi una spontanea empatia per i compagni in difficoltà a cui si è spinto in alcune occasioni a dare consigli “tattici”. 

All’interno delle lezioni, con la disponibilità e la collaborazione del Maestro, ha potuto persino esercitarsi nel prendere appunti: operazione per lui affatto banale, la cui descrizione meriterebbe un capitolo a parte. 

Nel complesso una esperienza positiva e molto fruttuosa sotto diversi aspetti che speriamo di proseguire ed espandere. 

Un sincero ringraziamento a quanti hanno collaborato alla realizzazione di questo piccolo progetto: il Maestro Paolo Andreozzi della Scuola Popolare di Scacchi, La Fondazione Una Breccia nel Muro che lo ha patrocinato, l’Associazione Insieme per Fare che ci ha ospitato, il Gruppo Asperger Lazio O.D.V. che ci ha supportato e tutti i genitori che si sono impegnati ad accompagnare e magari aspettare per due ore ogni venerdì per mesi i bambini. 

30 Giugno 2019 : Torneo Blitz FIDE, al mattino torneo amichevole per ragazzi under 16

Torneo FIDE BLITZ – Aspettando il Festival Roma Città Aperta

Roma 30 giugno 2019

                            Regolamento parte integrante del bando di gara

Modalità di gioco: Blitz FIDE  (con applicazione dell’art. B4 del regolamento FIDE) con formula Open Integrale. Nove  turni con Sistema Svizzero.

Tempo di riflessione: 5 minuti + 3 secondi a mossa a partire dalla prima.

Sede di gioco: Padiglione Centro Anziani all’interno del Parco di Villa Gordiani

CALENDARIO DEI TURNI

Conferma iscrizioni e tesseramento in sala dalle ore 14.30 alle ore 15:00.

Primo turno   ore 15:30, gli altri a seguire.

Al termine del nono  turno seguirà la premiazione.

PREMI

1° 2° 3° ASSOLUTO         € 70 € 50 € 40

Fascia ELO <1900            € 30

Fascia ELO <1700            € 30

Fascia ELO <1500            € 30

I premi non sono cumulabili né divisibili. I premi possono essere ritirati, solo durante la premiazione dal vincitore, da un genitore (nel caso di minori) o da persona dotata di delega scritta. In assenza di queste condizioni, il premio è attribuito al giocatore che lo segue nella classifica relativa al premio stesso.

Se il vincitore, o il giocatore a cui viene attribuito il premio, è l’ultimo in classifica e non è presente, il premio non viene assegnato. Se i partecipanti di una fascia di Elo sono meno di 3, il premio di quella fascia non viene assegnato. Per calcolare la Classifica Finale i criteri di spareggio sono nell’ordine: Buchholz Cut1, Buchholz Total, ARO.

ISCRIZIONI

Sono ammessi giocatori italiani e stranieri senza limitazione di Elo. Tutti i giocatori, italiani e stranieri residenti in Italia, debbono essere in regola con il tesseramento FSI. Chi è sprovvisto di Tessera può sottoscriverla in sala al momento dell’iscrizione. I giocatori stranieri devono essere in possesso di ID Fide prima della partecipazione al Torneo.

Quota standard: € 15,00 (quindici/00)

È possibile effettuare la preiscrizione sul sito vesus.org fino alle ore 24:00 del giorno precedente L’iscrizione si riterrà completa e valida solo dopo il ricevimento della relativa quota.

L’organizzazione si riserva di accettare iscrizioni fino al limite della capienza della sala di gioco ed i materiali da gioco disponibili.

La manifestazione sarà arbitrata dall’Arbitro Regionale Paolo Andreozzi.

Con la partecipazione al Torneo ciascun giocatore consente la pubblicazione di alcuni propri dati personali (cognome, nome, categoria, Elo) nonché del risultato conseguito, nonché la pubblicazione di proprie partite e foto sui siti web della FSI/FIDE, degli enti organizzatori.

Per i minori tale consenso è implicitamente dato dai genitori o da chi esercita la patria potestà. Con l’iscrizione si accetta quanto previsto dal presente Bando. Per quanto non previsto valgono le norme stabilite dalla FIDE.

I giocatori diversamente abili con particolari esigenze di gioco sono pregati di avvisare preventivamente l’organizzazione della loro presenza alla manifestazione.

 In sala da gioco è vietato fumare e la disponibilità di apparecchiature elettroniche nell’intera area della competizione è soggetta alle regole FIDE.

L’organizzatore si riserva la possibilità di apportare le opportune modifiche, per la buona riuscita della manifestazione.

Per informazioni è possibile rivolgersi a  Massimo Carconi (327 538 9973)

Iscrizioni al torneo FIDE qui : http://vesus.org/tournaments/scuola-popolare-blitz-fide/

Iscrizioni al torneo under 16 qui: http://vesus.org/tournaments/scuola-popolare-di-scacchi-torneo-blitz-amichevole-under-16/

L’arte del judo e il gioco degli scacchi

di Stefano Innocentini

Per gentile concessione dell’Autore, Socio di questa ASD, riprendiamo l’articolo pubblicato nel suo blog www.iltuoapprofondimento.it

La prima volta che sono salito sulla materassina (tatami, in giapponese) avrò avuto circa dieci anni.

Ricordo ancora quanto dovetti insistere con i miei genitori che proprio non ne volevano sapere di farmi praticare questo sport, all’epoca ancora semi sconosciuto (erano gli anni ’60 ) poiché avevano paura che mi potessi fare male.

Nonostante tutto riuscii a spuntarla e con mia immensa gioia iniziai la pratica di questa bellissima e nobilissima arte marziale proveniente dal Giappone.

Purtroppo la palestra (era una palestra del dopolavoro dei dipendenti del Comune di Roma), chiuse dopo un anno e solo da adolescente, qualche anno dopo, ne trovai un’altra che mi piacesse.

Si trattava della storica palestra Audace, in Via Frangipane (Roma) dove iniziai peraltro a gareggiare come agonista sotto la guida del M° Aureli.

Dopo qualche anno, una serie di vicissitudini tra le quali il lavoro, che mi portò a fare da spola tra Roma e Firenze, mi costrinsero a sospendere la pratica del Judo ma, intorno al 1983, dopo essermi sposato e andato a vivere nella zona est di Roma, mi iscrissi al Nettuno Club dove insegnava il M° Umberto Foglia.

Pur essendo ancora giovane e potendo quindi gareggiare, feci la scelta, condivisa anche dalle idee del M° Foglia, di non lasciarmi prendere da un agonismo esasperato bensì di vedere il Judo per quello che realmente è: uno sport che lancia un messaggio altamente educativo che, se colto, può migliorare il modo di vivere e di essere del praticante.

Infatti, se un insegnante prepara l’allievo solo dal punto di vista agonistico, nel tempo probabilmente avrà creato un bravo atleta ma non per questo avrà contribuito a creare una persona migliore.

Pertanto, ricominciai innanzitutto ad allenarmi moltissimo (quasi tutti i giorni) ma principalmente per il piacere di farlo, lontano da finalità esclusivamente agonistiche.

Ricominciai anche a gareggiare ma sempre dando un’importanza relativa al risultato, ovvero, per me era importante gareggiare per il piacere di farlo e consideravo la gara un momento di verifica: se vincevo un combattimento voleva dire che in palestra avevo lavorato bene ed ero migliorato, mentre se perdevo, questo stava a significare che qualcosa andava rivisto e avrei potuto fare meglio la prossima volta.

Nel frattempo erano nati i miei due figli Simone, nel 1985 e Luca, nel 1989.

Il più grande, che ogni tanto mi accompagnava in palestra per assistere agli allenamenti, rimase affascinato da questa disciplina sportiva e mi chiese di iniziarla anche lui.

Lo seguì, dopo qualche anno, anche Luca e ci ritrovammo tutti e tre sul Tatami, seppur in orari e turni diversi ma con la medesima passione.

Nel 1993 avvenne un fatto straordinario che rappresentò per me un grande onore: l’allora Presidente della FILPJ (attuale FIJLKAM) Matteo Pellicone, dopo aver preso visione del mio curriculum di Judoka, decise di conferirmi “Motu Proprio” la Cintura Nera 1° Dan di Judo “Quale riconoscimento della Sua pluriennale attività e dei meriti da Lei acquisiti nell’ambito del Judo italiano”

Questo riconoscimento, che per qualcuno avrebbe potuto rappresentare un punto di arrivo, ebbe su di me l’effetto di incoraggiamento a proseguire nell’attività judoistica.

Fu così che, trascorsi gli anni necessari per passare di Dan, sostenni l’esame per secondo Dan.

In quest’occasione però, essendo la mia palestra affiliata ad un Ente di Promozione Sportiva riconosciuto dal CONI, si trattò non del grado Federale ma del grado CSEN (fermo restando che il programma d’esame è uguale).

Nel frattempo avevo avuto il piacere di conoscere il Maestro Benemerito di Judo Alberto Di Francia e cominciai a frequentare la sua palestra (Judo Preneste –Sito Internet www.judopreneste.com).

Ogni sabato mattina suo genero, il M° Nicola Ripandelli e il M° Franco Sellari, tenevano presso il Judo Preneste dei corsi di Kata, la cui conoscenza mi era già stata necessaria per il sostenimento dell’esame presso lo CSEN.

Questi corsi erano però particolarmente professionali e decisi di frequentare il Judo Preneste per prepararmi anche all’esame Federale (sempre per il secondo Dan) e inoltre all’apposito corso di preparazione presso il Comitato Regionale Lazio FIJLKAM.

Qui, per capire meglio, bisognerebbe fare una precisazione: tutti i gradi ottenuti presso la FIJLKAM sono automaticamente riconosciuti dagli Enti di Promozione Sportiva del CONI mentre tutti i gradi degli Enti di Promozione Sportiva del CONI non sono riconosciuti automaticamente dalla Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali (FIJLKAM).

In buona sostanza, manca la reciprocità e a mio avviso bisognerebbe fare qualcosa per colmare questa lacuna. Per questo motivo mi sottoposi nuovamente all’esame per secondo Dan (questa volta Federale), che ottenni nel 2002.

Successivamente, desideroso di insegnare questa disciplina, partecipai al corso per istruttori di Judo dello CSEN (del quale ero già allenatore e arbitro regionale) e approfittai dell’occasione per sostenere anche l’esame di 3° Dan.

Nel frattempo anche i miei figli proseguivano nella pratica del Judo diventando entrambi cintura marrone.

Luca però, decise di sospendere tale disciplina fermandosi, appunto, a tale grado.

Simone, il più grande, nonostante alcuni gravi infortuni avvenuti in fase di allenamento, intese proseguire guadagnandosi in gara la cintura nera 1° Dan.

Io nel frattempo mi dilettavo nell’attività di insegnamento e creai anche un’Associazione culturale denominata CISAM (Centro Italiano per lo Studio delle Arti Marziali) di cui fui nominato Presidente e che affiliai allo CSEN.

Inoltre mi dedicai a scoprire anche un’altra Arte Marziale, l’Aikido, del quale sono cintura marrone.

La mia passione, però, era e resta il Judo e in tempi recenti, dopo aver frequentato un apposito corso Federale, sono diventato Presidente di Giuria regionale della FIJLKAM.

Questo è, in estrema sintesi, il mio curriculum sportivo.

Per quanto riguarda invece gli scacchi, anche in questo caso si tratta di una passione di vecchia data che iniziò quando avevo tredici anni ovvero nel 1972.

All’epoca, infatti, si svolse a Reykjavik, in Islanda, il campionato del mondo di scacchi passato alla storia con l’appellativo di “Incontro del secolo” tra il detentore del titolo Boris Spasskij (U.R.S.S.) e lo sfidante Bobby Fischer (U.S.A.).

L’incontro, che si disputò tra l’11 luglio 1972 e il 3 settembre 1972, fu vinto dall’americano per 12,5 a 8,5.

Eravamo in piena “guerra fredda” e l’incontro ebbe una risonanza mondiale anche perché, per la prima volta, fu trasmesso in televisione.

Ricordo ancora che io, alla fin fine piccolino, lo seguii con grandissima attenzione e passione arrivando anche ad acquistare alcuni manuali (oltre a una scacchiera, naturalmente).

Purtroppo però non riuscii a trovare un circolo scacchistico vicino casa e pertanto dovetti, per forza di cose, abbandonare l’idea.

Tra l’altro, forse non avrei avuto il tempo materiale di inserire anche questa passione nella mia routine quotidiana visto che studiavo pianoforte presso il Conservatorio di Musica Santa Cecilia di Roma dove tra l’altro superai egregiamente sia la prova di ammissione (sembra strano ma per essere ammessi a studiare uno strumento bisognava dimostrare di saperlo già ben suonare) che, dopo qualche anno, il difficile esame di solfeggio e teoria musicale.

Adesso, che ho sessant’anni e sono finalmente in pensione, sto piano piano ritrovando il piacere di dedicarmi a tanti hobby (o se vogliamo usare il plurale – cosa normalmente sconsigliata – potremmo dire hobbies).

Per quanto riguarda il Judo, dopo una vita trascorsa sul Tatami, ho fatto la scelta di sospenderlo anche per motivi di salute.

Per ciò che concerne il pianoforte, mi diletto a suonarlo quando ne ho voglia e tempo a casa visto che ho un ottimo pianoforte acustico verticale.

Ma dopo tantissimi anni, grazie anche al prezioso aiuto di internet, ho trovato vicino a casa mia un bellissimo circolo degli scacchi (Scuola Popolare di Scacchi) aderente alla Federazione scacchistica italiana (F.S.I.) dove vengono svolti corsi, tornei e ci si può mettere alla prova e conoscerci meglio giocando liberamente il martedì sera.

Finalmente, quindi, dopo circa quarantasei anni sto ritrovando il piacere di avvicinarmi a questa disciplina anche se, per ovvi motivi, sono per forza di cose un principiante.

Nonostante tutto ho partecipato con successo al corso per Istruttore Scolastico Divulgativo promosso dalla Federazione Scacchistica Italiana (aderente al C.O.N.I.).

Frequentando la Scuola Popolare di Scacchi ho avuto modo di constatare che molti scacchisti non solo hanno una formazione scolastica superiore (ovvero diplomati ma, ancor di più, laureandi o laureati) ma spesso provengono da studi di tipo scientifico (non di rado matematica e fisica) il che sembrerebbe avvalorare la tesi secondo la quale esiste un forte legame tra razionalità, calcolo e gioco degli scacchi.

Ma da poco ho scoperto che esiste anche una forte relazione tra scacchi e musica.

Tra l’altro sono numerosi i musicisti appassionati di scacchi nonché ottimi giocatori.

Si possono citare, a titolo d’esempio:

– Francois Philidor (scacchista eccelso del ‘700 ma anche musicista di corte);

– Vasily Smyslov (cantante d’opera);

– Sergei Prokofiev (abile compositore e provetto scacchista);

– Maurice Ravel (1875-1937 – musicista molto noto, tra l’altro per il ‘Bolero’ composto nel 1928);

– Robert Alexander Schumann (compositore, pianista e critico musicale tedesco). Tra l’altro, Schumann scrisse: “Nella musica è come negli scacchi. La regina (melodia) ha il massimo potere, ma il colpo decisivo dipende sempre dal re (armonia)”.

– Ennio Morricone (direttore d’orchestra e compositore di colonne sonore per film);

Ma anche nell’ambito della musica leggera molti artisti sono (o sono stati) anche dei buoni giocatori.

Anche in questo caso possiamo citare, sempre a titolo di esempio:

– Luigi Tenco;

– Fabrizio De André;

– Enrico Ruggeri;

– Max Pezzali;

– Jovanotti;

– Francesco de Gregori

Molto si è scritto sulle similitudini tra le due discipline e quindi non voglio addentrarmi e invito chiunque intenda approfondire di farlo attraverso la lettura di numerosi testi sull’argomento (molto materiale è anche reperibile su internet).

Comunque sembrerebbe che in entrambe le discipline entrino in gioco gli stessi processi cognitivi.

Poi non dimentichiamoci che tutte e due richiedono impegno, dedizione, sacrificio.

Un pianista professionista, per prepararsi ad esempio a un concerto per pianoforte e orchestra, studia mediamente nove ore al giorno alternando esercizi come scale e arpeggi, all’approfondimento della partitura e questo identico sacrificio lo ritroviamo anche negli scacchi in quanto i professionisti, per gareggiare ad alti livelli, devono sottoporsi a una rigorosa disciplina pena la perdita del titolo precedentemente conquistato.

Ad ogni buon conto, anche nello strumento (ad esempio il pianoforte) la stessa improvvisazione (sia che si parli di Blues che di Jazz), segue delle regole ben precise di armonia e quindi richiede un approfondito studio per essere messa in pratica.

Esiste tra l’altro una relazione molto stretta tra la musica e la matematica e quindi un accostamento tra quella che è razionalità e sentimento.

Ad esempio, nel suonare il pianoforte (che è uno strumento percussivo) si pigiano con le dita i tasti che a loro volta mettono in moto dei martelletti che percuotono le corde emettendo un suono.

Se noi immaginiamo di tendere una corda e mettere un ponticello esattamente alla metà, otterremo due suoni identici ma con ottave diverse (uno più grave e l’altro più acuto).

Se poi questo ponticello lo mettiamo ad esempio a 2/3 otterremmo un suono che è equivalente alla quinta della nota precedentemente suonata (se la prima nota era un Si bemolle, avremo quindi la sua quinta ovvero un Fa).

Mettendolo a ¾ avremmo un intervallo di quarta (in questo caso un Mi bemolle).

La musica si incontra con la matematica anche nella ritmica ovvero, ad esempio, una misura di 4/4 è suddivisibile in ottavi che a loro volta possono essere suddivisi in sedicesimi e questo ci fa capire la stretta relazione tra le due discipline.

Naturalmente poi nell’esecuzione intervengono altri fattori come ad esempio delle pause, dei momenti più forti e altri meno forti, ma la scansione delle misure sarà sempre e comunque quella basata su concetti matematici.

Se poi parliamo delle scale musicali (prendiamo a prestito la scala di do maggiore), la sua costruzione è suddivisa in toni e semitoni e, più precisamente, due intervalli di tono tra il Do e il Mi (Do – Re e Re- Mi) un semitono (tra il Mi e il Fa) e infine altri tre toni e un semitono.

Quindi i musicisti sanno perfettamente che una scala maggiore è composta da 2 toni e 1 semitono nonché da 3 toni e 1 semitono.

Preferisco al momento fermarmi qui sulla relazione tra scacchi, matematica e musica perché desidero ora approfondire un altro argomento che mi sta molto a cuore ovvero la relazione tra gli scacchi e il judo.

Spesso ho sentito descrivere la lotta di Judo come una partita a scacchi in movimento.

Non mi ero mai soffermato molto su questa descrizione ma da quando frequento il mio circolo di scacchi, devo dire che in effetti vi sono molte similitudini.

La cosa che immediatamente salta all’occhio è che in entrambe i casi si tratta di un combattimento che, seguendo determinate regole, porta uno dei due contendenti alla vittoria, alla sconfitta oppure al pareggio.

Negli scacchi si deve riuscire a fare prigioniero il Re tramite lo scacco matto e nel Judo si deve riuscire a sconfiggere l’avversario oppure costringerlo alla resa.

Tecnicamente il Judo può essere definito come un metodo d’educazione fisica e mentale basato su una disciplina di combattimento, d’attacco e difesa, a mani nude.

La stessa cosa però accade nel gioco degli scacchi in quanto viene simulata una battaglia tra il bianco e il nero.

Il Prof. Jigoro Kano, creatore del judo amava dire ai suoi allievi:

“Solo dopo aver tanto combattuto, così da arrivare al di là della nozione di vittoria e di sconfitta, si aprono le porte di una visione d’amore nella vita. Il combattimento di Judo è come una vaccinazione contro la violenza: la si affronta a piccole dosi, la si vince dentro se stessi e infine si acquista la capacità (o la saggezza) di riflettere nelle diverse situazioni della vita”.

Esistono poi delle similitudini che si trovano proprio nel corso dell’allenamento e nella gara.

Ad esempio nel Judo è fondamentale salutare rispettosamente il Tatami, in quanto luogo della pratica, il Maestro e, ancor di più, i compagni di allenamento oppure l’avversario in gara (questo avviene all’inizio del combattimento ma anche alla fine).

Negli scacchi c’è meno formalità ma prima di un incontro si usa stringere rispettosamente la mano dell’avversario e augurargli di fare una buona partita.

Nel Judo poi, nel corso dell’allenamento, non è solo il Maestro che insegna agli allievi ma ogni atleta con cintura di grado superiore è tenuto a correggere gli errori che nota nel compagno meno esperto.

Questa modalità di incontro la sto trovando anche nel mio Circolo e mi sta aiutando a crescere in modo non indifferente.

Sovente mi sono trovato a giocare con qualcuno più esperto (diciamo che nei circoli si trovano facilmente persone veramente preparate che giocano a scacchi da anni e hanno anche esperienza di gara) e i loro consigli sono preziosi al pari di qualsiasi lezione teorica.

Un’altra realtà che non mi aspettavo di vedere è la forte partecipazione alla vita del circolo di bambini e/o ragazzi che, iniziando da piccoli, potranno sicuramente diventare dei giocatori molto forti da adulti.

Inutile dire che questa attenzione nei confronti dei bambini e ragazzi esiste anche nelle palestre dove si pratica il Judo.

Negli scacchi poi esiste molta teoria, con lo studio approfondito delle aperture, del medio gioco e dei finali e poco viene lasciato al caso (anche se naturalmente il giocatore esperto saprà creare qualche cosa di nuovo nel corso di una partita).

Nel Judo la realtà è simile in quanto esiste uno studio approfondito delle tecniche di attacco, di quelle in combinazione, delle contro tecniche e della difesa.

L’atleta di Judo normalmente segue una sua strategia e, nel corso del combattimento, cerca di preparare il terreno per mettere in atto il suo Tokui-waza (ovvero la tecnica preferita, il suo speciale).

Naturalmente più l’atleta è esperto e maggiore sarà il bagaglio di conoscenze che lo porteranno a vincere seguendo anche il suo istinto.

Lo stesso accade negli scacchi in quanto sono ben forti i concetti di strategia e tattica.

Molto conta anche il lato psicologico che è fondamentale sia nel Judo che nel gioco degli scacchi.

Nel Judo più l’atleta è esperto e maggiore è la sua percezione della psicologia dell’avversario. Questo potrà tornargli utile nel corso del combattimento per capire non solo con quale tecnica attaccare ma anche il giusto momento e le falle nella difesa avversaria.

Niente di più simile di quello che accade quando ci si siede di fronte a una scacchiera.

Un’ultima considerazione desidero farla circa la resa.

Infatti l’obiettivo del combattimento e quello principalmente di proiettare l’avversario facendolo cadere con la schiena sul tatami ottenendo una vittoria immediata (esistono comunque anche dei punteggi intermedi) ma si può vincere anche attraverso le cosiddette tecniche di controllo.

Le tecniche di controllo consistono in una immobilizzazione al suolo o “presa” (osae komi waza), una tecnica di lussazione o “leva” sul gomito (kansetsu waza) o uno strangolamento (shime waza).

In questo caso ho notato una differenza tra le due discipline nel senso che spesso anche grandi giocatori di scacchi, quando ritengono di non poter più proseguire il gioco, lo abbandonano dichiarandosi sconfitti tramite la resa.

Nel Judo, invece, la resa è praticamente immediata quando si sta subendo una tecnica di lussazione o “leva” sul gomito (kansetsu waza) o uno strangolamento (shime waza).

Nessuno vuole che gli atleti si procurino danni e quindi chi sta subendo una leva articolare oppure uno strangolamento potrà (anzi dovrà) battere due volte la mano sul tatami (oppure anche con il piede se gli arti superiori sono bloccati) o anche o dicendo maitta, che in giapponese significa “mi arrendo”

Per quanto riguarda invece l’immobilizzazione al suolo, l’atleta ha un certo numero di secondi per cercare di liberarsi e sono frequenti i ribaltamenti di fronte proprio in questa fase del combattimento dove da immobilizzato si può diventare colui che immobilizza.

È per questo che faccio un po’ di fatica a concepire la resa negli scacchi in quanto vi sono molte opportunità per arrivare a una patta ad esempio per stallo oppure per ripetizione di mosse o anche per scacco perpetuo.

Certo, se si fronteggia un avversario esperto sarà ben difficile indurlo nell’errore ma ritengo, a mio modesto avviso, che potrebbe sempre valere la pena tentare.

Spero che queste mie riflessioni siano gradite e attendo volentieri dei commenti costruttivi per crescere sempre di più nel mondo degli scacchi.

Una giornata particolare

Il 16 febbraio si è tenuto un torneo amichevole con alcuni dei piccoli allievi delle scuole presso cui operiamo. In un contesto festoso, abbiamo ospitato circa 40 bambini con le relative famiglie. Ecco il commento del nostro istruttore Domenico Bonavena

Lavoro da un po’ di tempo come istruttore di scacchi e in questi anni ne ho viste tante, ma questo aneddoto mi ha divertito tanto che mi è rimasto: un giorno ero andato in una scuola ad insegnare e mentre aspettavo che i bambini arrivassero una cosa attirò la mia attenzione. Fissata con del nastro adesivo alla parete trovai una vignetta, probabilmente appesa lì da un insegnante che immagino volesse manifestare tutto il suo scontento come un moderno Martin Lutero per aprire gli occhi e svegliare le coscienze di colleghi e genitori (o forse sono io ad esagerare un po’ e l’insegnante in questione voleva solo essere divertente).

Il titolo della vignetta era “lavori che richiedono molto coraggio” ed era formata da tre scenette: nella prima vi era un pompiere intento a spegnere un incendio, nella seconda un artificiere che sudando nervosamente tentava di disinnescare una bomba, e nell’ultima una maestra alle prese con una classe di piccoli selvaggi che mettevano a soqquadro l’aula mentre lei tentava disperatamente di fermarli. Con l’esperienza mi accorsi di quanto avesse ragione chiunque l’avesse disegnata. A volte è veramente duro tentare di insegnare o semplicemente tenere a bada una classe. Eh sì, perché, per quanto i bambini siano piccoli e adorabili, quando sono in tanti acquisiscono una forza che li rende inarrestabili!

C’è una cosa che però la vignetta non diceva, e cioè che ci sono momenti  che ti ripagano di tutti le volte che sei stato costretto ad alzare la voce e a cercare di far star buone quelle piccole canaglie dal sorriso contagioso, momenti  che ti ridanno con gli interessi quello che hai dato durante anni di lavoro. Ci sono giorni in cui qualcuno ti guarda negli occhi dal basso verso l’alto, e che dopo essersi sentito dire “bravissimo! Mi è piaciuta tantissimo la tua partita!” ti risponde con una semplicità di cui solo i bambini sono capaci dicendo “ho fatto solamente quello che ci hai insegnato tu”.

Ci sono bambini che ti dicono “io l’anno prossimo finirò questa scuola, ma voglio continuare a fare scacchi con te”.

E poi, di recente, c’è stata questa  giornata che non mi sarei mai aspettato e che forse non dimenticherò mai: sabato 16 febbraio con il torneo organizzato per loro dalla Scuola Popolare negli ampi e comodi spazi del Centro Anziani di Villa Gordiani. 40 partecipanti!  Vi confesso che c’è mancato poco, ma mi avete quasi fatto commuovere e fatto scappare una lacrimuccia. Non avevo idea di quanti di voi si sarebbero presentati, quanti di voi avrebbero partecipato con entusiasmo e quanti sorrisi mi avrebbero salutato al mio arrivo. È vero, da questo articolo vi sareste aspettati magari un discorso su quanto sia importante che loro conoscano gente nuova, che facciano queste esperienze e che imparino i valori della sportività e del rispetto delle regole. Tutto questo è vero e innegabile, ma cercando di scrivere questo resoconto tutto ciò che sento di voler dire è grazie. Grazie a chi mi guarda e mi ascolta come se si aspettasse che io dica sempre la cosa giusta e di imparare un sacco di cose. Grazie alle tre persone che tanti anni fa mi hanno incluso nel loro circolo ed introdotto in questo campo, dandomi la possibilità di fare questo bellissimo lavoro. E infine, grazie a chi mi affida ogni settimana quello che ha di più prezioso al mondo, dandomi l’occasione di veder crescere queste piccole personcine. Insomma, grazie a tutti per la vostra fiducia e per aver reso questa fra le tante giornate “una giornata particolare”.

A San Lorenzo si gioca a scacchi!

Premiazione dei partecipanti al corso presso la Parrocchia di Santa Maria Immacolata e San Giovanni Berchman

a cura di Vincenzo Costabile

Si è concluso ieri, un ciclo di lezioni di scacchi per bambini principianti ospitato dalla Parrocchia di S. Maria Immacolata e San Giovanni Berchman, nel cuore dello storico quartiere romano di San Lorenzo, che abbiamo tenuto in 3 istruttori: il sottoscritto, Maurizio Di Mascolo ed Andrea Bruni (coordinatore). Siamo alla seconda edizione di una iniziativa fortemente richiesta da alcuni genitori che in un primo tempo hanno contattato e messo in comunicazione il direttore della Scuola Popolare di Scacchi (Paolo Andreozzi) ed il Parroco (padre Antonio), poi si sono assicurati che il corso partisse davvero, infine hanno fatto girare la voce nei circuiti whatsapp dei genitori assicurando una folta partecipazione di circa 20 bambini ogni volta. Sia Paolo che padre Antonio erano felicemente sorpresi di questa determinazione, in particolare il Parroco ha creato le premesse migliori (locale spazioso e silenzioso) per avviare il nostro lavoro da educatori.

Abbiamo diviso la classe in due gruppi, uno con i più piccoli, per la prima volta alle prese con il complesso mondo degli scacchi ed un altro gruppo con ragazzini più grandi, che peraltro avevano già partecipato al corso precedente. Mantenere l’ordine e il silenzio non sempre è stato semplice, ma era un fatto comprensibile visto che gli alunni uscivano da una intera giornata scolastica con il desiderio in definitiva di divertirsi. E noi istruttori abbiamo assecondato la loro richiesta di “giocare” in senso stretto: abbiamo evitato il più possibile lezioni frontali facendo giocare le partite in modo “guidato”, impartendo le regole del gioco ed i rudimenti tattici direttamente sul campo.

Ciò che spero di avergli trasmesso, più che le regole e le tecniche è la passione per questo nobile gioco, che li condurrà a impegnarsi di più nel tempo e poi chissà un giorno prendere parte a competizioni agonistiche. Ricordo con estremo divertimento quando gli ho annunciato che era in corso la sfida per il Campionato del Mondo tra due ragazzi e loro in coro mi hanno risposto “Ah sì? Ma noi quella non la dobbiamo fare!”. Il mondo dei bambini è un mondo magico, pieno di fantasia e divertimento semplice, innocente e spontaneo. Il mondo degli scacchi è un mondo di logica scientifica, ma anche di fantasia, creatività e gioco. L’auspicio è che attraverso la dimensione ludica i bambini acquisiscano gli strumenti intellettuali che gli consentano un migliore rendimento scolastico o più in generale per affrontare la vita. Noi lo diciamo sempre, perché è dimostrato e lo sperimentiamo, lo studio degli scacchi allena la memoria, la capacità di concentrazione e favorisce i comportamenti prosociali tra i giovani.

Come accennato, quando si è trattato di tenere delle lezioni a dei bambini di quella età non è stato semplice mantenere viva l’attenzione dei bambini più piccoli ed anche il dizionario scacchistico non sempre era loro accessibile. Ed allora occorre fare qualche compromesso. Ho spiegato lo scacco matto ad uno dei più piccoli e lui mi ha risposto “Ah sì, perché qui la regina imbruttisce il re!”. Una definizione direi “creativa” di scacco matto.

Nell’ultima giornata si è svolto un doppio torneo (quello dei più grandi e quello dei più piccoli) che ha visto gli allievi impegnarsi e divertirsi e al termine del quale hanno tutti ricevuto una medaglia e un attestato di partecipazione (ai primi dei rispettivi tornei, una coppa).

Il corso è durato solo 10 lezioni avendo carattere soprattutto motivazionale, i genitori si sono dichiarati soddisfatti dell’impegno dei figli ed hanno espresso il desiderio di farlo continuare: padre Antonio ha immediatamente assecondato la loro richiesta e stiamo ora organizzando un nuovo ciclo di lezioni un pochino più tecnico (primo incontro mercoledì 31 gennaio 2019) sempre nella stessa sede.

Cercheremo di fare del nostro meglio per insegnare ai bambini la disciplina scacchistica nella pratica e nello studio, ma senza che tradiscano la loro natura giocosa e fantasiosa, facendo nostra la massima di Richard Teichmann (forte giocatore tedesco di fine ottocento) “Un giocatore di genio è colui che sa trasgredire le regole al momento opportuno”.    

Un Festival aperto al mondo

Chiusa con successo la terza edizione del Festival Internazionale Roma Città Aperta.

a cura di Andrea Giovannelli

 

Lasciata Vignola, siamo a Roma, una delle città più belle del mondo. In particolare ci troviamo al Pigneto, quartiere multiculturale, cambiato molto negli ultimi anni e che oggi è un quartiere giovane e trendy. Location ideale del Neorealismo, fu girato qui “Roma città aperta” di Roberto Rossellini. E il nome di quel film dà il nome a un Torneo internazionale di scacchi giunto quest’anno alla terza edizione. Il Torneo di scacchi più importante a Roma oggi.

Sembra ieri che si era concluso il mio ultimo turno, Open C, sconfitto da Riccardino Grammatico, dopo più di quattro ore di gioco. Il primo torneo ufficiale della mia vita. Da allora ho giocato qualche altro torneo, ho conosciuto meglio gli amici della Scuola Popolare di Scacchi, condividendo con alcuni di loro molti momenti di puro divertimento come il Campionato Italiano a Squadre. Nel corso di questi mesi il rimpianto di aver ripreso a giocare dopo troppi anni di pausa si è accresciuto nel momento in cui mi rendevo conto che mai più avrei potuto conoscere uno dei protagonisti di questo mondo. Ed era scontato che Massimo Carconi, motore della macchina organizzativa del Torneo, presidente della Scuola Popolare di Scacchi, ne ricordasse la figura nel discorso inaugurale; non solo perché Remo Sayour era stato uno dei componenti della compagine arbitrale nella scorsa edizione del Torneo. Remo Sayour, arbitro, instancabile organizzatore di tornei, giocatore; persona che si distingueva per le non comuni doti di gentilezza d’animo, disponibilità e signorilità, ci aveva lasciati nel settembre scorso lasciando un vuoto non colmabile in coloro che avevano avuto la fortuna di conoscerlo. Tutto questo io non lo sapevo ma lo apprendevo assistendo, ammirato e anche un po’ stupito, alle innumerevoli testimonianze di affetto rivolte nell’imminenza della tragica notizia. Nel ricordo commosso, affiancavano Massimo sul palco Luigi Maggi, presidente regionale della FSI, e Giampiero Cantarini, presidente regionale CSEN.

Con questo doveroso omaggio aveva così inizio il 2 dicembre scorso – in una elegante sala dell’Hotel Eurostars Roma Aeterna – la terza edizione dell’International Chess Festival “Roma Città Aperta”. Tra i partecipanti molti volti noti dello scacchismo romano. Tra i giocatori della massima serie Marco Corvi, Mario Sibilio, Alessandro Della Corte, solo per citarne alcuni. Molti gli stranieri. Tra questi un aficionado del Torneo: Alan Beshukov, giocatore solidissimo, per la terza volta qui al Festival. E ovviamente molti della Scuola Popolare. Squadra arbitrale composta da Piero Arnetta, Giuseppe Buonocore, Paolo Olivo e dal nostro Paolo Andreozzi.

La buona sorte non mi aveva accompagnato nell’accoppiamento del primo turno. Con il Nero mi trovo ad affrontare Michele Blonna, giocatore che non ha bisogno di presentazioni. C’è un aspetto del gioco di Michele che avevo già avuto modo di notare in altre occasioni e che mi colpisce. Ci sono giocatori i quali, soprattutto in momenti di particolare tensione o quando vogliono intimidire l’avversario, muovono i pezzi con particolare veemenza fino anche a farli sbattere sulla scacchiera. Ecco, questo con Michele non accade. Michele tocca e accompagna il pezzo con leggerezza. E lo fa sempre, indipendentemente dalla posizione. Questo tratto ne caratterizza lo stile che non si limita, e non può limitarsi, a un fatto puramente tecnico. E così, giocando con tocco leggero una variante della Siciliana aperta, Michele consolida placidamente la posizione fino ad arrivare alla 23-esima mossa, quando, con un semplice tatticismo (semplice per lui, non per me), guadagna un pedone. Quello che accade dopo appare essere solo ordinaria amministrazione. Alla 37-esima abbandono in posizione disperata. «Sei stato bravo» mi dice. Lo ringrazio, so che è sincero.

Il modo di toccare e muovere i pezzi da parte di Michele ci ricorda che gli scacchi è un gioco dove il “gesto” è parte integrante dello “spettacolo”. Le movenze, gli sguardi, la postura ci consegnano una lettura più ampia su quello che è lo stile di un giocatore.

Penso a questo osservando Marco Corvi. Giocatore che alterna una intensa attività di istruttore ai tornei dove, dice, “si rilassa”, Corvi a Roma, in Italia, è sinonimo di scacchi. Anche qui, il “gesto”. È raro trovare Corvi ingobbito sulla scacchiera, con le mani sulla fronte; o accigliato. Spesso con busto eretto e fronte alta, a ricordarci che se a volte è necessario giocare su un solo lato della scacchiera, è opportuno guardarla sempre tutta; pronti a effettuare cambi di direzione. Facile a dirsi, molto difficile a farsi.

Si susseguono le partite, i turni. Vengono a fare visita amici e soci della Scuola, che per diversi motivi non hanno potuto o voluto partecipare al Torneo. C’è Davide Cocco, unanimemente considerato il più forte Non Classificato a Roma. Dotato di eccellenti capacità di calcolo, nei post partita viene spesso chiamato a fornire una “consulenza”. Quando passa al mio tavolo, lo guardo e penso: “Chissà che combinazione non sto vedendo”. C’è Giacomo Alessandrini, Candidato Maestro, di Ancona. Ragazzo affabile, sempre disponibile per le analisi indipendentemente dalla bravura del suo interlocutore. E poi ci sono, immancabili, i genitori dei più piccoli. A distanza di un anno ritrovo quelli di Giulia Maria Rossi, di Frascati Scacchi, che l’anno scorso mi aveva fatto passare un brutto quarto d’ora al quinto turno. «Mia figlia non vuole che mi avvicino quando gioca» mi dice il papà, e poi, orgoglioso: «Come diavolo fa a calcolare, solo lei lo sa». La mamma di Sharon Glover mi racconta dello sconforto della figlia dopo una grave svista.

“E già, sono bambini” dico tra me e me. Ma i bambini non sono tutti uguali: alcuni sembrano più grandi di altri. A questo penso vicino al tavolo 16, sesto turno Open A. Eva Stepanyan, classe 2005, con il Nero, sta affrontando Alessandro Della Corte. Tra loro ci sono circa 200 punti ELO di distacco, a favore di Alessandro. Arrivo che stanno giocando un finale di Donne e pedoni. Il Bianco ha un pedone in meno. Osservo la piccola Eva con una sensazione mista di ammirazione e inquietudine. Essendo la posizione complessa, almeno per me, cerco di cogliere nello sguardo di Alessandro qualche indizio sulla sua possibilità di pareggiare. Anche qui, il “gesto”. La Stepanyan gioca le mosse in sicurezza; a tratti alza lo sguardo per visualizzare le possibili varianti nella mente, come fanno i giocatori già a questo livello. Alessandro si alza più volte, forse in segno di nervosismo. Dopo aver condotto un finale in modo “fantastico” – questo mi dirà Alessandro nel post-partita – la piccola Stepanyan vince. Che partita ragazzi!

Ed eccoci alle battute finali. Ancora un’occhiata ai bellissimi libri Ediscere di Valerio Luciani; perché i libri di scacchi hanno una caratteristica che li accomuna forse solo ai libri di arte: sono tutti belli. E il solito dilemma interiore: “Questo lo compro? Ma se devo finire quello che ho preso l’anno scorso…”.

Siamo all’ultimo turno. Turno importante per chi punta alla vittoria o al podio, ma anche per coloro i quali, come me e Giuseppe Fanelli, sono insoddisfatti del proprio Torneo sin qui. Giuseppe è uno degli amici della Scuola Popolare. Lo aspetto in piedi; al suo arrivo ci abbracciamo. Sappiamo che comunque andrà sarà stato un piacere.

Giuseppe, professore di Matematica e Fisica, è un ottimo tattico, capace di soluzioni creative. Stiamo parlando di un giocatore che in uno dei turni precedenti ha sconfitto un CM dopo aver sacrificato un Cavallo. Se fosse un partita rapid o blitz, le mie speranze sarebbero ridotte al lumicino. Ma oggi so di avere una chance.

C’è da dire che la partita non era iniziata nel modo più piacevole. Stazionavamo a un tavolo posizionato in un angolo della sala, vicino a una uscita laterale. In quel momento alcune persone che parlottano nel corridoio attiguo ci provocano un certo fastidio. Dopo due o tre mosse, mi alzo ed esco. Chiedo di fare silenzio. Rientro e con una certa sorpresa vedo Giuseppe Buonocore, uno degli arbitri, in procinto di prendere l’orologio e i nostri formulari. «Vi sposto a un altro tavolo». Con un gesto di grande cortesia e buon senso, Buonocore, arbitro internazionale di grande esperienza – intercettato da Giuseppe – fa in modo di mettere a loro agio due suoi figli acquisiti, spostandoci in uno dei tavoli del Torneo A, il torneo dei campioni. Ci accomodiamo, e riprendiamo a giocare su una bella scacchiera in legno.

L’andamento iniziale della partita sembra seguire le previsioni. Interpreto male una Alapin e nel giro di poche mosse mi ritrovo con il Re sotto il fuoco di fila della gran parte dei pezzi avversari. C’è un momento in cui entrambi pensiamo che per il Nero sia finita. Accade però che nel momento cruciale Giuseppe manchi di coraggio. Tengo botta. Vado in vantaggio. A poche mosse dalla prevedibile conclusione accade l’incredibile. Devo decidere se giocare b2-b1 e promuovere così un pedone, oppure Tc2 in c1 con scacco. Dopo un paio di minuti mi decido. Agguanto la Torre in c2, la porto in c1 e … scacco? No: tolgo la Torre dalla scacchiera (!!) e … al suo posto piazzo una bella Donna Nera!! «Ma che fai?! Mossa irregolare!» mi dice un Giuseppe allibito. Guardo la Donna, ripenso alla mossa e dico: «Hai ragione, mossa irregolare». Sono scosso. Giuseppe comincia a ridere: «Dai ridiamoci sopra, ormai hai vinto». «Chiamo l’arbitro, hai diritto a due minuti di abbuono». «Non preoccuparti, dai, andiamo avanti» (ripeto correttamente la mossa). Tale è il mio sconcerto che non riesco a godere appieno della vittoria. Sono stato vittima di un blackout mentale che può essere esorcizzato solo condividendolo. E così farò subito in sala analisi raccontandolo a Fabio De Carlo, che scoppierà in una fragorosa risata insieme a me e a Giuseppe.

Il tempo di assistere a un finale lunghissimo tra Paolo Capitelli e Alex Moreto Quintana, vinto da quest’ultimo, e arriviamo alla conclusione di un bellissimo Torneo. Vince il Torneo A Yuri Solodovnichenko, GM, unico imbattuto. Il migliore degli italiani è Marco Corvi. Degne di nota le prestazioni delle giovanissime coetanee Eva Stepanyan e Machteld Van Foreest. Al B con una certa sorpresa dominano le Prime Nazionali. Nell’ordine: Vincenzo Carlomagno, Alessandro D’Angerio, Piercarlo Marincolo e Lorenzo Barca. Complimenti al nostro Ennio Paolo Pellegrini, classe 2005, che acquisisce meritatamente il titolo di Seconda Nazionale.

Yuri Solodovnichenko riceve il premio come primo classificato nell’Open A 

Un breve momento di gloria anche per me. Ricevo un premio come migliore under 1.600 nell’accoppiata Vignola-Roma, tornei gemellati. Un bottiglia di grappa Poli Due Barili, in cassa di legno. Un prodotto di assoluta eccellenza. «Sono contento che hai vinto» mi dice Carlo Alberto Cavazzoni, sul palco insieme a Massimo.

Massimo nel discorso di commiato segnala alcuni dati rilevanti: 189 iscritti partecipanti, il Torneo risulta quello con il più alto tasso tecnico medio di quelli disputati in Italia nel corso dell’anno; non solo: è il Torneo con il maggior numero di nazionalità presenti. Ci sono giocatori venuti persino dall’Indonesia. Roma è nei fatti per una settimana città di scacchi aperta al mondo. Sarebbe semplicistico e ingeneroso pensare che tutto questo sia potuto accadere solo grazie alle bellezze artistiche che ci circondano. Un evento di questo tipo è frutto di uno sforzo collettivo, durato quasi un anno di lavoro. Avevo lasciato Massimo a Vignola in dubbio sulla possibilità di organizzare la quarta edizione. Lo ritrovo oggi che riceve la terza norma di International Organizer perché, questa la menzione, “ha organizzato il torneo soddisfacendo tutti i requisiti di un torneo internazionale classificato dalla FIDE”. Stanco ma visibilmente soddisfatto, preannuncia alcune novità per il prossimo anno. Prima di chiudere il sipario però, dà appuntamento per chi è ancora non è sazio, a una grande reunion finale: un Torneo Blitz Fide di 9 turni in programma nel pomeriggio. Vincerà Mario Sibilio con una prestazione superba (8/9) superando due Grandi Maestri: Nikita Maiorov e Yuri Solodovnichenko.

E ora i ringraziamenti. A Massimo Carconi, Ivano Pedrinzani, Paolo Pellegrini, Paolo Andreozzi, i quali, con il supporto fattivo di Domenico Bonavena e Fabio De Carlo, hanno consentito la realizzazione di questo evento. In questo senso un ringraziamento particolare va al Centro Sportivo Educativo Nazionale che da tre anni sostiene il Festival; e agli sponsor: la Libreria-Caffetteria Todomodo, la macelleria F.lli Giovannelli, il Caffè Berardo, Edizioni Ediscere, Dar Ciriola, LE DUE TORRI, la Locanda del Buongustaio, l’Affittacamere Next Stop Roma. Grazie anche a Davide Conti, storico e consulente dell’Archivio Storico del Senato per la sua introduzione e presentazione del film “Roma Città Aperta”, in versione restaurata (una delle iniziative culturali collaterali in programma durante gli otto giorni del Festival) e grazie all’associazione Nonna Roma che l’ha proiettata.

Buone festività a tutti e arrivederci Roma!

3°Festival Internazionale “Roma Città Aperta”

Pochi giorni ancora e si apre il palcoscenico sul 3° Festival Internazionale di Scacchi “Roma Città Aperta”.

Questa manifestazione ha sancito il ritorno dei grandi scacchi nella Capitale dopo troppi anni di assenza. Oggi possiamo affermare senza false modestie che Roma Città Aperta è “il torneo di Roma”,il più importante nella Capitale e uno dei maggiori in Italia e ci auguriamo possa essere sentito e vissuto come il proprio da tutti gli scacchisti romani; del resto è con tale obiettivo che lo progettammo nel 2016.

Dal 2 al 9 dicembre sono previsti un torneo A, uno B, uno “Under 16” di qualificazione CIG, da ultimo ci sarà un “Blitz FIDE” il giorno 9. Sede di gioco è l’Hotel Eurostars Roma Aeterna in Piazza del Pigneto 9/A. 9 i turni di gioco (7 per l’Under 16). Direttore di gara è Piero Arnetta.

Nelle due edizioni precedenti la manifestazione ha saputo confermarsi sia come numero di partecipanti (mediamente 170) sia nel suo carattere internazionale (presenti giocatori provenienti da 30 nazioni e 4 Continenti) con un tasso tecnico molto alto (12 i Grandi Maestri e 8 i Maestri Internazionali presenti in media nelle due edizioni precedenti, con una media Elo dei primi 15 di tabellone di circa 2540 punti).

Anche quest’anno confermeremo sicuramente (considerando le pre-iscrizioni) la performance degli anni precedenti. Nuovi forti campioni e vecchie conoscenze,ormai nostri amici, si contenderanno il titolo sulle sette scacchiere elettroniche di cui disponiamo e che permetteranno di seguire online le partite sul nostro sito www.scuolapopolarediscacchi.com e su altri siti specializzati.

Nel 2017 vinse nel gruppo “A” il GM turco Emre Can, davanti a Bogner, Solodovnichenko, Liang eBracker.

Ma, come amiamo sempre ripetere, per noi della Scuola Popolare, gli Scacchi non sono solo un gioco o uno sport, sono molto di più; quindi permettetemi di spiegare perché “Roma Città Aperta” e perché al Pigneto.

Gli organizzatori (la Scuola Popolare di Scacchi di Roma) hanno voluto far proprio il motto della Federazione Scacchistica Internazionale “Gens Una Sumus”, parole che oggi suonano sempre attuali ma che necessitano di una nuova riaffermazione.Il fine di “Roma Città Aperta” è proprio questo: sottolineare lo spirito di accoglienza e fratellanza che anima noi organizzatori, che ha animato la Città nei periodi più difficili della sua storia e che speriamo la animino ancora nel difficile tempo presente.

Al Pigneto perché questo quartiere popolare di Roma, attualmente uno dei luoghi della “movida” romana, rimane orgoglioso della sua Storia. Oggi le decine di stradine, spesso nascoste, sono piene di ristoranti dove assaporare la vera cucina romana e di osterie dove bere un buon vino con gli amici. Ma questa borgata, sorta senza un piano regolatore e cresciuta disordinatissima con l’immigrazione povera del centro sud e ai nostri giorni con l’immigrazione dai paesi più poveri del globo, ha la sua anima ancora nel susseguirsi di orti, casette e officine che ne fecero a suo tempo la casa del proletariato e dei poveri manovali a giornata, che per sfuggire alla legge ed evitare l’abbattimento dovevano costruire la casa in una notte.

E mentre Roma con il boom economico cambiava la fisionomia delle periferie con palazzoni e prati incolti, il Pigneto rimaneva un’isola destinata ad attrarre i Grandi Maestri del neorealismo italiano e a trasformarsi in un gigantesco set a cielo aperto. In Via Montecuccoli, Rossellini girava appunto il capolavoro “Roma Città Aperta”, le limitrofe Via Alberto da Giussano e Via Fanfulla da Lodi venivano scelte da Luchino Visconti per “Bellissima” con Anna Magnani, e da Pier Paolo Pasolini con “Accattone”,mentre l’esigenza degli ultimi della società di costruire in una notte la loro baracca veniva raccontata da De Sica ne “Il tetto”. Tutto questo rimane oggi nella edilizia rimasta fedele alle origini, nelle numerose targhe che ricordano il tributo di sangue che questo quartiere versò per la Libertà come covo (e non poteva essere altrimenti) dei Partigiani e della Resistenza, nei murales che spuntano un po’ ovunque, nella multi etnicità che lo caratterizza nei giorni nostri.

Scriveva Pasolini: “Erano giorni stupendi, in cui l’estate ardeva ancora purissima, appena svuotata un po’ dentro, dalla sua furia. Via Fanfulla da Lodi, in mezzo al Pigneto, con le casupole basse, i muretti screpolati, era di una granulosa grandiosità, nella sua estrema piccolezza”.

E’ con questo spirito che vi attendiamo, nella consueta cornice dello Hotel Eurostars Roma Aeterna, facendovi giocare un torneo di alto livello all’altezza della grandezza e bellezza della nostra amata città, in uno dei quartieri romani più sinceri e popolari.

Alle competizioni sportive (Festival, Blitz, Campionato a squadre CSEN) per le quali rimando al nostro sito: www.scuolapopolarediscacchi.it (vi ricordo che le iscrizioni sono ancora aperte), si affiancheranno le molte iniziative collaterali organizzate.

Innanzitutto la proiezione del film (preceduto da una breve presentazione dello storico Davide Conti) “Roma Città Aperta” del 1945, diretto da Roberto Rossellini con Anna Magnani e Aldo Fabrizi, vincitore al Festival di Canne 1946, dove ottenne il Gran Prix come miglior film. Quel film ricevette una candidatura al Premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale e vinse due Nastri d’argento perla migliore regia e la migliore attrice non protagonista (Anna Magnani). È stato in seguito inserito nella lista dei migliori 100 film da salvare e oggi disponiamo finalmente della sua versione restaurata.

Poi segnalo la presentazione di libri, la lettura di poesie,l’incontro tra educatori insegnanti e istruttori di scacchi, la mostra di quadri a tema scacchistico. Infine non mancheranno momenti di gioco ludico e di convivialità e amicizia.

Vi aspettiamo….

Massimo Carconi per la ASD Scuola Popolare di Scacchi di Roma

A Vignola, città degli scacchi

a cura di Andrea Giovannelli

Le premesse per un fine settimana memorabile c’erano tutte: i compagni di viaggio, il luogo particolare, condizioni meteorologiche accettabili, e ovviamente gli scacchi. Una nutrita compagine della Scuola Popolare lo scorso 9 novembre si trasferiva a Vignola per partecipare alla seconda edizione del Torneo Internazionale “Vignola Città degli Scacchi”. Oltre me raggiungevano la capitale mondiale delle ciliegie: Paolo Andreozzi, Andrea Bruni, Massimo Carconi, Lorenzo Palmucci, Ivano Pedrinzani. La prima emozione è quando, nel primo pomeriggio, dopo avere lasciato la Stazione dei treni e camminato per qualche minuto, mi imbatto in uno striscione pubblicitario del Torneo collocato in alto tra due palazzi. Lo striscione separa idealmente il centro storico dal resto della cittadina. “Ci siamo” dico tra me e me. In quel momento un pensiero va anche a chi avrebbe voluto esserci ma, per i più svariati motivi, non ha potuto. Proseguo e dopo poco arrivo in Piazza dei Contrari. C’è un prevedibile via vai di persone. Al centro, una scacchiera gigante, contornata da banchetti di prodotti gastronomici.  Sulla piazza affaccia la Rocca – sede dei Tornei A e B – simbolo per tutti i Vignolesi. Non è difficile capire il perché. Sono qui anche per lei: poco prima della partenza, sfogliando un mio libro d’arte, per puro caso mi ero imbattuto nelle immagini dei bellissimi affreschi della Cappella interna. Avrò modo di vederli, ma ora non c’è il tempo. Il mio obiettivo è assistere alla Conferenza sull’utilizzo degli scacchi in campo medico, che si preannuncia molto interessante. Seguo le indicazioni del Torneo A. Arrivo in una delle sale che ospiteranno i giocatori di livello magistrale. La  sala è tutta affrescata, rimango a bocca aperta. Scatto una foto. Proseguo, devo raggiungere la Conferenza e gli amici della Scuola. Incrocio un signore molto gentile che ha tutta l’aria di essere uno degli organizzatori. E’ Antonio Sfera che scoprirò poi essere uno degli arbitri del Torneo A. Ignaro del mio ELO mi accoglie come se fossi un giocatore di caratura internazionale e mi porta speditamente al Caffè Terzi, dove si sta concludendo il “Caffè dei campioni”, il primo evento in programma. Mi presenta a Carlo Alberto Cavazzoni, che insieme al figlio di Antonio, Mattia, è il cuore pulsante dell’evento. Carlo Alberto è un mito. Istruttore nell’accezione più ampia, in un arco di tempo almeno trentennale, ha insegnato scacchi a circa 25.000 allievi. Tutti a Vignola giocano a scacchi grazie a lui. Tra i pochi rimasti al Caffè c’è Rosario Lucio Ragonese. Ci conosciamo di vista. Lo saluto.Mi guarda e sembra volermi chiedere: “Ma che ci fai tu qui che campione non sei?!”. Grande Rosario Lucio. Con Antonio bevo un caffè eccellente. Usciamo emi dà indicazioni per raggiungere la Conferenza. Mi trovo a camminare a fianco di un simpatico signore che come me cercava di capire dove dirigersi. Pensando fosse un “collega” scacchista, mi rivolgo a lui: “Dicono che la Conferenza sia di alto livello”. Mi guarda, sorride. Scoprirò poco più tardi che si tratta del dottor Giovanni Malferrari, uno degli illustri relatori, specialista in Neurologia, Tossicologia Clinica e Farmacologia Applicata. Mi diverte pensare che avrei potuto dirgli: “Ora c’è la Conferenza, che palle!”. Poco prima dell’inizio, incontro finalmente gli amici della Scuola Popolare. Con loro un grande personaggio degli scacchi romani: Michele Blonna. Istruttore ormai affermato, e amato, non si stanca mai dire: “Bisogna studiare!”. Abbraccio anche lui.

La Conferenza, dal titolo “SCACCHIsticaMENTE” – evento curato da Carlo Alberto e dall’Università Libera Età “Natalie Ginzburg” – si rivela veramente interessante anche se si protrae oltre i tempi previsti. In sostanza le ricerche confermano gli effetti positivi del gioco degli scacchi sulla mente.Un scoperta originale che mi colpisce: con il passare degli anni il cervello del giocatore di scacchi mostra un accresciuto sviluppo di alcune aree e al contempo un ridotto sviluppo in altre. Al momento non è stata trovata una spiegazione di questo fenomeno.

Ed eccoci al primo turno. Sono iscritto al Torneo C, insieme a Massimo, Andrea e Lorenzo.  Paolo, Ivano e Michele sono al B. Siamo nelle sale interrate di Palazzo Barozzi, l’altra sede del Torneo, elegante palazzo rinascimentale del sesto secolo d.c. L’inizio era programmato per le 20:00 e sono già le 21:00; c’è qualche problema negli accoppiamenti perché si rifanno due volte. Nell’attesa riconosco volti noti. Quello di Alessandro Ruggiero, classe 2007, giocatore romano molto attivo e assai temibile; saluto il piccolo Giulio Laneve, anche lui del 2007, di Bologna; mi aveva battuto al Torneo Fideuram del giugno scorso. Ci sono i fratellini Glover, di Frascati Scacchi. Poco dopo le 21:30 finalmente partono gli orologi. Partita lunga lamia. Come spesso mi accade, finisco in Zeitnot. Vinco. Io e Andrea siamo tragli ultimi a lasciare la sala. È notte fonda. Sono stanco ma contento: ho appena battuto una Prima Nazionale. Andrea ha pattato. Lasciamo il Palazzo e per raggiungere il nostro alloggio, l’ostello Casale della Mora, attraversiamo un bosco che costeggia un fiume (Panaro), in un sentiero illuminato solo parzialmente. L’atmosfera è affascinante e inquietante al tempo stesso.

In stanza siamo io, Paolo, Massimo, Andrea e Michele. Sono tra i migliori compagni di stanza che si possono avere. Devo dire che la convivenza era iniziata con un filo di preoccupazione perché Paolo la prima notte si era presentato come un russatore di categoria nazionale. Michele, divertentissimo, lo invitava a fare silenzio dicendo shhhhhh. Ma per Paolo era solo un po’ di stanchezza accumulata il primo giorno.

Sabato c’è il primo derby della Scuola Popolare. Al secondo turno incontro Lorenzo. Ho il Nero. Abbandono alla 38-esima dopo una partita durissima per entrambi. Gli accoppiamenti del terzo turno prevedevano un secondo derby: quello tra me e Andrea Bruni. Da non crederci. Ci diciamo che a questo punto potevamo rimanere a Roma evitando di fare centinaia di chilometri. Ma le sorprese non sono finite. All’ultimo momento gli accoppiamenti vengono cambiati ancora. È Massimo il mio avversario. Ho il Bianco. Alle 15:30 parte l’orologio ma il Presidente non c’è. Dopo qualche minuto faccio quello che non avrei fatto con altri: esco e lo vado a cercare. Lo trovo che conversa amabilmente con altre persone.“Massimo, guarda che giochi con me!”, “Ma che dici?!”.

La partita con il Presidente ha per me un sapore tutto particolare. Massimo mi teme, lo so, ma il favorito è lui anche se obiettivamente è fuori allenamento sulle partite a tempo lungo. Nei mesi scorsi avevo avuto modo di incontrarlo più volte in partite rapid. So che con il Nero su e4 gioca la Siciliana Variante Najdorf, ma a volte sceglie un seguito che non trovo convincente. È quello che ripropone in questa partita. Alla 14-esima la prima svolta: il Nero perde un pedone. Dopo alcune mosse in cui continuo a giocare con precisione, Massimo colloca meccanicamente la Donna in a5, mossa presente in molti schemi della Siciliana la quale però, in un momento in cui il suo lato di Re avrebbe richiesto maggiori attenzioni, si rivela l’errore decisivo. “Ho perso molti punti ma sono contento che a guadagnarli sia tu” mi dice carinamente terminatala partita.

Dopo un’altra sconfitta, al quarto turno, Massimo abbandonerà il Torneo. È irremovibile. Dispiace a tutti ma personalmente è una scelta che rispetto anche perché il tempo libero guadagnato la domenica pomeriggio Massimo lo spenderà bene nella visita guidata alla Rocca. 

Ci racconterà di questa visita in termini entusiastici.  «Stupefacente  – ci dice Massimo –   la Cappella Contrari, autentico gioiello dell’arte tardogotica italiana. Commissionata da Uguccione Contrari, nobile ferrarese,signore del castello e delle terre del contado di Vignola dal 1401, fu affrescata attorno al 1425 da autori incerti.

Gli affreschi contengono scene tratte dai vangeli apocrifi che ci restituiscono una immagine della chiesa delle origini del tutto diversa da quella tramandata ufficialmente. Colpisce l’immagine di Cristo che scende negli inferi per trarre a se, per salvare Adamo ed Eva, raffigurati ormai anziani,  completamente nudi, ma ancora teneramente innamorati. Oppure la santissima Trinità raffigurata in un affresco “pezzo unico al mondo” con  Dio, Cristo e lo Spirito Santo aventi tre immagini umane di Gesù. Ancor più suggestivi sono gli affreschi che raffigurano Maria sempre in posizioni centrali mentre intrattiene e dà disposizioni per la diffusione del Verbo agli apostoli chiamati a diffonderlo in tutto il mondo. Maria è sempre in evidenza, quasi a sottolinearne il ruolo di vero Capo della chiesa delle origini, vera “Mater Ecclesiae”.

O ancora, Maria raffigurata nella sua Resurrezione, al pari del Cristo, mentre consegna la propria cintola a Tommaso, unico tra gli apostoli ad avere la rivelazione direttamente da Gesù nella paradossale generale incredulità degli altri apostoli. 

Così non stupisce come questi affreschi potessero esser considerati eretici e tali da mettere a repentaglio la vita stessa dei successori di Uguccione, proprietari della Cappella i quali per salvare se stessi e le opere dalla furia iconoclasta della chiesa ufficiale,  in tempo di Controriforma decisero di occultarne l’esistenza per ben due secoli, murando l’entrata della Cappella. Chiusura che oggi ci permette di ammirarli in un ottimo stato di conservazione rispetto ad altri affreschi presenti nella Rocca di Vignola. Infatti, solo dopo la fine del 1600 queste opere furono restituite,con la scoperta della Cappella e l’abbattimento della muratura dell’entrata, alla visione dei visitatori».  

Ma torniamo agli scacchi. Dopo  l’ultima partita, soddisfatto per il mio torneo e più rilassato, vado a curiosare dai campioni. Non molte le partite ancora in corso ma ce n’è una che sembra destare un’attenzione particolare. Al tavolo 4 c’è Francesco Sonis, con il Nero, neocampione europeo under 16, che affronta Anna Kantane, 23 anni. A giudicare dalla posizione sulla scacchiera mi chiedo se il gruppetto di persone accorse non sia lì più per ammirare l’avvenente giocatrice polacca. Il Bianco ha la Donna, due Cavalli, e tre pedoni; il Nero, la Donna, due Alfieri, quattro pedoni, di cui uno passato sulla colonna b. Sonis ha circa dieci minuti sull’orologio, mentre Kantane gioca solo sull’incremento. Il Bianco, nonostante lo Zeitnot, con molta pazienza muove i pezzi, avanzando e coordinando pian piano i due Cavalli verso il Re Nero, abbastanza protetto dai suoi pedoni.Anche il pedone f del Bianco avanza. A prima vista, in effetti la posizione contiene una stranezza: i due Alfieri Neri sono entrambi sull’ottava traversa,in d8 e in e8 e sembrano assistere impotenti all’avanzata dei pezzi Bianchi sul lato di Re. Improvvisamente accade qualcosa. Sicuramente un errore di Sonis. Siperde sempre per un errore, a tutti i livelli. Sembra incredibile ma è vero: mossa al Nero ma c’è un Matto di Donna imparabile, in h7! Possibile che non ci sia difesa?! mi chiedo. Mi giro verso gli altri: sono impietriti. Sonis comincia a scuotere la testa. Non crede ai propri occhi. Ovviamente non deve verificare ulteriormente, ma si starà chiedendo come sia potuto accadere e perché. Passa ancora qualche minuto e abbandona. Un Finale drammatico che ci ricorda, semmai ve ne fosse bisogno, la bellezza e la crudeltà di questo gioco.

Ed eccoci alla cerimonia conclusiva. Carlo Alberto chiama sul palco anche Massimo,perché il Torneo “Roma Città Aperta”, che si disputerà dal 2 al 9 dicembre, è gemellato con quello di Vignola. È un piacere vederli uno di fianco all’altro ancora una volta. Massimo e Carlo Alberto (e i loro collaboratori) sono un pezzo del movimento scacchistico in Italia oggi. Non importa quanto grande,perché, se mi consentite, le azioni di un uomo, quando il fine è nobile, non si giudicano dai risultati ma dalle azioni stesse. Risultati in questo caso di assoluto rilievo: 293 iscritti, record per un torneo week end.

Anche io ho il mio breve momento di gloria. Per conto di Lorenzo – corso via per prendere il treno di ritorno – ricevo direttamente dalle mani del Sindaco il suo premio, per il sesto posto conseguito nel Torneo C. Sono tre bottiglie di ottimo vino toscano. “Innanzitutto alla salute!” mi dice il Sindaco. “La ringrazio Signor Sindaco e complimenti”.

Rientro la notte in ostello, questa volta da solo. L’atmosfera è quasi surreale. È già il tempo per i ricordi. La scacchiera gigante, le vetrine dei negozi con oggetti a tema scacchistico, le bustine da zucchero del Torneo, i gustosi Tortelloni con ricotta, spinaci, pancetta e aceto balsamico, il vin brulé. E degli amici: la risata affettuosa di Michele sulle nostre cappelle, la passione politica di Andrea, i commenti mai banali di Paolo sugli scenari economici, l’umorismo di Ivano, la serietà di Lorenzo, il discorso di Massimo sul palco.

Si conclude così un Torneo ottimamente organizzato, disputatosi in uno scenario unico. Per questo un ringraziamento particolare va alla Fondazione di Vignola per la concessione gratuita delle Sale. Grazie agli organizzatori, agli sponsor e a tutte le persone che hanno consentito la realizzazione di questo evento.

Arrivederci Vignola!