Scacchi a scuola. Riflessioni sull’analisi euristica del gioco e le sue ricadute didattiche

a cura di Tullio Aebischer

Fonte: P. Ciancarini, Storia delle macchine per giocare a Scacchi

Nonostante la sua complessità, il gioco degli Scacchi affascina ancora oggi la mente dell’Uomo disvelandogli ogni giorno segreti e sottoponendogli sfide che, se accettate, non portano che a un miglioramento e a una più profonda conoscenza di sé stesso.
La strategia negli Scacchi è al centro del presente lavoro poiché è un aspetto che permette di studiare le procedure astratte che usano gli esseri umani quando prendono decisioni.

L’introduzione dei motori scacchistici ha costretto gli scienziati di varie discipline ad approfondire i meccanismi che nel cervello permettono la scelta di una semimossa in una data posizione. In questo contesto si è analizzato in maniera qualitativa e più dettagliata la conformazione dell’albero delle semimosse e delle posizioni. Pertanto, lo scopo di conoscere l’aspetto euristico del gioco ci permetterà di verificare le varie teorie in merito e di migliorare le nostre capacità di formalizzazione.
Il presente scritto tenta di analizzare quasi passo per passo ciò che in partita talvolta si esegue in pochi secondi: analisi della posizione, decisione della semimossa da eseguire, presa del pezzo, nuovo posizionamento del pezzo, pulsante dell’orologio.

Il gesto di muovere i pezzi sulla scacchiera manifesta solo esteriormente un lungo lavoro mentale che a sua volta deriva sia da un esercizio fisico atto a ottimizzare lo stato di benessere del corpo del giocatore nella sua totalità, sia da un esercizio mentale di analisi di tante partite e posizioni.
L’utilizzo di un approccio euristico (tecnica di decisione in assenza o carenza di tempo e/o informazioni) alla valutazione della posizione risulta dello stesso tipo di quello adottato nella vita di tutti i giorni. Pertanto, non è esagerato porre gli Scacchi tra le attività ludiche che possono aiutare e formare l’Uomo ad affrontare i problemi posti dalla realtà in maniera il più possibile vincente.
Da questa analisi si è visto che l’aspetto di osservazione e di formazione di schemi ha una sua notevole ricaduta didattica. Inoltre, l’adozione dell’approccio euristico alla valutazione della posizione, ossia della possibilità di sbagliare, offre all’insegnante quel “pizzico di realtà” che dovrebbe costringere tutti gli alunni (e non solo!) a verificare in sé quanto affermato, quanto calcolato, quanto congetturato in un moto a spirale che dovrebbe portare al risultato esatto. Tutto questo con un metodo il più oggettivo possibile per poter evitare le trappole mentali dei bias. E proprio con tale parallelo tra l’expertise dello scacchista e il problem solving matematico, è possibile dire che il duro lavoro a tavolino permette di acquisire schemi che vengono ripresi dalla memoria e confrontati con la realtà in maniera da trovare la soluzione in minor tempo e con minor energia.

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