Gli scacchi come esperienza formativa a scuola

a cura di Chiara Colucci

Liceo Scientifico Tullio Levi Civita. Torneo scolastico, 4 febbraio 2020

Non è nuova l’affermazione che le scuole siano il punto di partenza per costruire il futuro della società. Non occorre neppure ribadire quanto sia importante promuovere ed incoraggiare le iniziative educative nelle stesse. Presenterò pertanto un esempio virtuoso a questo proposito: il torneo di scacchi al liceo scientifico Tullio Levi Civita, che si è tenuto il 4 di questo mese. La competizione era aperta a tutti gli studenti, senza distinzione di età o di genere, di esperienza nel gioco o di voti a scuola. Dietro l’apparenza di un evento sportivo come tanti si cela, però, un’attività dall’incredibile valore educativo.
Gli scacchi, infatti, sono uno sport che è corretto definire come straordinario sia nel significato comunemente attribuito di “splendido” sia in quello etimologico di “fuori dall’ordinario”. Invero, a differenza della stragrande maggioranza delle discipline, la legge del più forte cede qui il passo a quella del più astuto. Per altri sport sono richiesti molti muscoli ma qui basta solo il più importante. Gli scacchi, poi, aiutano ad essere più efficienti e profittare di più nella scuola o nel lavoro; richiedono infatti competenze come la concentrazione, la gestione dei tempi, il problem solving ed il controllo emotivo. A tutti i vantaggi sopra elencati, che sono di ordine pratico, il gioco degli scacchi affianca delle importanti lezioni di vita, poiché è portatore di valori che dovrebbero essere alla base di una cittadinanza attiva e consapevole. Difatti gli scacchi incoraggiano una sana competizione ed uno spirito democratico, che non tiene conto di differenza alcuna. Quando ci si siede davanti ad una scacchiera, dopo aver stretto la mano all’avversario, il nemico diventa non più l’altra persona ma il colore opposto sulla scacchiera. Al “bianco in moto” si interrompe il contatto visivo con l’altro per portare attenzione alla partita; questo significa che gli avversari sono alla pari poiché poco cambia se si ha davanti un uomo o una donna, un connazionale o uno straniero, un amico o un rivale. Negli altri sport, invece, questa parità non è mai totale. Il più pregnante esempio è che le categorie maschili e femminili sono, per forza di cose, separate. È impensabile, infatti, che un uomo e una donna possano avere la stessa possibilità di raggiungere uguali risultati nella corsa, o che un giorno una squadra maschile di calcio si veda giocare contro l’omonima femminile. Negli scacchi queste differenze, che la natura ha disposto, perdono di rilevanza. In fondo, poi, il gioco in sé riflette un po’ la vita reale: bisogna concentrarsi sul proprio obiettivo, sperimentare strategie imparando dai propri errori e, all’occorrenza, essere disposti a fare dei sacrifici. È per queste ragioni che, pur non essendo un’eccellenza, partecipo da tre anni ai tornei studenteschi di scacchi, consigliandoli spesso come esperienza a molti amici. Sono poi, per le stesse ragioni, convinta fermamente che si debba dare più importanza agli scacchi come sport, poiché agli altri sport non ha nulla da invidiare, anzi, può solo insegnare.

Chiara Colucci (4A)

Una giornata particolare

Il 16 febbraio si è tenuto un torneo amichevole con alcuni dei piccoli allievi delle scuole presso cui operiamo. In un contesto festoso, abbiamo ospitato circa 40 bambini con le relative famiglie. Ecco il commento del nostro istruttore Domenico Bonavena

Lavoro da un po’ di tempo come istruttore di scacchi e in questi anni ne ho viste tante, ma questo aneddoto mi ha divertito tanto che mi è rimasto: un giorno ero andato in una scuola ad insegnare e mentre aspettavo che i bambini arrivassero una cosa attirò la mia attenzione. Fissata con del nastro adesivo alla parete trovai una vignetta, probabilmente appesa lì da un insegnante che immagino volesse manifestare tutto il suo scontento come un moderno Martin Lutero per aprire gli occhi e svegliare le coscienze di colleghi e genitori (o forse sono io ad esagerare un po’ e l’insegnante in questione voleva solo essere divertente).

Il titolo della vignetta era “lavori che richiedono molto coraggio” ed era formata da tre scenette: nella prima vi era un pompiere intento a spegnere un incendio, nella seconda un artificiere che sudando nervosamente tentava di disinnescare una bomba, e nell’ultima una maestra alle prese con una classe di piccoli selvaggi che mettevano a soqquadro l’aula mentre lei tentava disperatamente di fermarli. Con l’esperienza mi accorsi di quanto avesse ragione chiunque l’avesse disegnata. A volte è veramente duro tentare di insegnare o semplicemente tenere a bada una classe. Eh sì, perché, per quanto i bambini siano piccoli e adorabili, quando sono in tanti acquisiscono una forza che li rende inarrestabili!

C’è una cosa che però la vignetta non diceva, e cioè che ci sono momenti  che ti ripagano di tutti le volte che sei stato costretto ad alzare la voce e a cercare di far star buone quelle piccole canaglie dal sorriso contagioso, momenti  che ti ridanno con gli interessi quello che hai dato durante anni di lavoro. Ci sono giorni in cui qualcuno ti guarda negli occhi dal basso verso l’alto, e che dopo essersi sentito dire “bravissimo! Mi è piaciuta tantissimo la tua partita!” ti risponde con una semplicità di cui solo i bambini sono capaci dicendo “ho fatto solamente quello che ci hai insegnato tu”.

Ci sono bambini che ti dicono “io l’anno prossimo finirò questa scuola, ma voglio continuare a fare scacchi con te”.

E poi, di recente, c’è stata questa  giornata che non mi sarei mai aspettato e che forse non dimenticherò mai: sabato 16 febbraio con il torneo organizzato per loro dalla Scuola Popolare negli ampi e comodi spazi del Centro Anziani di Villa Gordiani. 40 partecipanti!  Vi confesso che c’è mancato poco, ma mi avete quasi fatto commuovere e fatto scappare una lacrimuccia. Non avevo idea di quanti di voi si sarebbero presentati, quanti di voi avrebbero partecipato con entusiasmo e quanti sorrisi mi avrebbero salutato al mio arrivo. È vero, da questo articolo vi sareste aspettati magari un discorso su quanto sia importante che loro conoscano gente nuova, che facciano queste esperienze e che imparino i valori della sportività e del rispetto delle regole. Tutto questo è vero e innegabile, ma cercando di scrivere questo resoconto tutto ciò che sento di voler dire è grazie. Grazie a chi mi guarda e mi ascolta come se si aspettasse che io dica sempre la cosa giusta e di imparare un sacco di cose. Grazie alle tre persone che tanti anni fa mi hanno incluso nel loro circolo ed introdotto in questo campo, dandomi la possibilità di fare questo bellissimo lavoro. E infine, grazie a chi mi affida ogni settimana quello che ha di più prezioso al mondo, dandomi l’occasione di veder crescere queste piccole personcine. Insomma, grazie a tutti per la vostra fiducia e per aver reso questa fra le tante giornate “una giornata particolare”.