I nostri allievi tornano a giocare a scacchi con ottimi risultati!

a cura di Paolo Pellegrini

Dopo lunga attesa, anche i ragazzi tornano agli scacchi dal vivo, in vista dei Campionati italiani di Salsomaggiore. 

Due i recenti appuntamenti che hanno visto protagonisti i nostri giovani scacchisti: il campionato regionale giovanile (Fiuggi, 18-20 giugno, organizzato da Easyscacchi) ed il campionato provinciale di Roma (Capena, 2-4 luglio, organizzato dall’Avamppsto Garibaldino di Mentana).

A Fiuggi, grande affermazione del campione regionale del Lazio U10, Matteo Nardoni, che vince il torneo con 5,5/6 e conquista la 3N!
Complimenti anche a Lorenzo Marchenkov, 4/6 alla prima esperienza a tempo lungo!
Qui risultati e classifica http://vesus.org/results/cig-under10-e-u8-campionato-giovanile-regionale-del-lazio-fiuggi-2021/
Qui le foto https://www.facebook.com/groups/scuolapopolarediscacchi/permalink/10158105941055267/

Partecipanti al campionato provinciale
Matteo Nardoni premiato al regionale di Fiuggi
Lorenzo Marchenkov qualificatosi alle finali nazionali di Salsomaggiore

Ottimi i risultati dei ragazzi impegnati nel torneo provinciale di Roma, accompagnati da Domenico Salvatore Bonavena.
Complimenti a Matilde Conca (campionessa provinciale u8), Carlo Nardacci (campione provinciale u12), Giacomo Conca (2° u8), Riccardo Montemagni (2° u12), Dario Palomba (3° u12), Lorenzo Marchenkov e Valerio Montemagni.
Qui risultati e classifica del campionato provinciale http://vesus.org/festivals/cig-campionato-italiano-giovanile-provinciale-area-metropolitana-di-roma-2021-elo-fide-valido-per-la-qualificazione-al-campionato-giovanile-nazionale/
Qui le foto https://www.facebook.com/groups/scuolapopolarediscacchi/permalink/10158132321155267/

La testimonianza di Carlo Nardacci al Campionato Provinciale Giovanile di Roma , primo classificato nella categoria under 12

Ora vi racconterò la mia esperienza al torneo.  

È stato il mio primo torneo a tempo lungo e ho dovuto imparare a organizzarmi con il tempo e a scrivere le mosse. Inoltre, per motivi organizzativi hanno accorpato la mia categoria U12 con le due categorie superiori U14 e U16. Al primo turno avevo il nero ed ero molto emozionato, così ho goffamente perso un cavallo, sono però riuscito a pattare per ripetizione di mosse. Le altre partite le ho giocate con maggior tranquillità e le ho giocate meglio, ma all’ultimo accoppiamento sono stato messo contro un giocatore di ELO 1750. È stata una partita molto stressante, dopo qualche errore posizionale ho lasciato che si prendesse il centro e poi la vittoria. Ero molto soddisfatto dalla mia prestazione quando alla fine del torneo ho letto la classifica assoluta. Ma la soddisfazione maggiore è stata arrivare primo nella categoria U12. L’emozione era grande quando mi hanno chiamato sul palco e mi hanno dato il titolo e la coppa. Vorrei ringraziare i miei ex istruttori Paolo e Domenico e il mio istruttore attuale Giacomo.

Vi faccio vedere questa partita che ho giocato, spero abbastanza bene, di Nero con il mio amico e compagno di club Riccardo Montemagni

Giocomotricità ai tempi del Covid-19

di Roberta Gatta

È ormai più di un anno che viviamo una situazione a dir poco complessa. Questo virus non ci preoccupa solo per le implicazioni mediche che ne possono conseguire, ma anche per quelle sociali e affettive e il mio pensiero va, ora più che mai, ai giovani. I ragazzi, forse quasi più di noi adulti, risentono di questo strano modo di vivere la socialità: ho potuto osservarlo con i miei occhi quando sono entrata a scuola a febbraio 2021 per la prima lezione del corso di giocomotricità e mi sono trovata davanti questi bambini di prima classe primaria che scalpitavano per giocare insieme sulla scacchiera calpestabile.

Attività in palestra

Il corso consiste in quindici incontri con l’obiettivo di approcciare al gioco degli scacchi in una forma innovativa. È parte del progetto SME – Scacchi Metafora Educativa, un progetto originale di promozione sociale basato sul gioco degli scacchi rivolto a bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni, che coinvolge quattordici regioni italiane e si articolerà nel corso di tre anni grazie al sostegno dell’impresa sociale Con i Bambini ed all’iniziativa dello C.S.E.N., ente capofila del progetto.

Il programma prevede il coinvolgimento di tante associazioni scacchistiche disseminate sul territorio nazionale. Nel Lazio, la nostra ASD collabora con le due scuole pubbliche partner, l”Anna Fraentzel Celli” ed il “Piersanti Mattarella”, entrambe situate nel quadrante est di Roma.

Quando questo progetto è stato pensato, tuttavia, di Covid-19 ancora non se ne immaginava l’esistenza. È stato necessario quindi, da parte di tutti noi operatori, ristrutturare ogni singola attività da proporre ai ragazzi. Questo compito si rivela ogni giorno più difficile. La bellezza straordinaria di questo lavoro sta proprio nell’interazione che si crea mentre si gioca: dal semplice passaggio del testimone nelle staffette, all’abbracciare un compagno quando ci si incontra lungo il percorso da fare, tutto è stato rimodulato per socializzare in sicurezza.

Socializzare in sicurezza.

Mai avrei pensato di dover scrivere parole di questo tipo. Riuscire a trovare un modo bello di far giocare i bambini senza alcun contatto può non sembrare possibile e, devo ammettere, inizialmente non pensavo che lo fosse. Ma, a mano a mano che preparavo le lezioni, un pensiero si è fatto strada in me: niente, neanche il Covid, può impedirci di essere gli esseri sociali che siamo di natura. Anche se non ci si può toccare. Anzi, paradossalmente questo ci permette di essere più creativi.

Accade così che un bastoncino diventi il prolungamento delle nostre braccia permettendoci di entrare in contatto con il compagno di squadra.

Accade così che impariamo ad avere più pazienza ad attendere il nostro turno perché il gioco si può fare uno per volta e non più tutti insieme.

Accade così che impariamo a fare silenzio quando parla un’altra persona, perché con la mascherina la sua voce si sente più fioca.

L’aria che si respira è piena di entusiasmo, di felicità, di emozioni. E, nonostante le barriere che il virus ci impone, continuiamo a respirare quest’aria.

Il mio primo torneo

di Giovanni Contieri

Gli amici SPS esordienti al Torneo di Primavera 2021 dell’Accademia Scacchistica Romana

In questo periodo di pandemia non pensavo fosse possibile partecipare ad un torneo di scacchi che non fosse virtuale.  Tuttavia, incoraggiato dal direttivo della Scuola Popolare, ho preso l’iniziativa e mi sono iscritto al torneo primaverile dell’Accademia Scacchistica Romana.

Durante tutta la settimana prima che cominciasse il torneo ero emozionato come un bambino quando aspetta di aprire i regali di Natale la notte del 24 Dicembre!

 Ad accompagnarmi nella preparazione di questo esordio così significativo per me c’è stato il mio maestro e allenatore CM Giacomo Alessandrini, con il quale ho cominciato un percorso che mi permette, grazie alla sua competenza e sensibilità di coltivare con il sorriso questa grande passione per gli scacchi e non solo.

Ci tengo a specificare e spiegare cosa intendo realmente con questo “non solo”.

Comunemente si potrebbe pensare che gli scacchi siano solo un gioco dove si cerca di dare scacco matto all’avversario, e ciò è corretto perché effettivamente questo è l’obiettivo concreto di questo gioco che a me personalmente piace chiamare “disciplina”.

Tale definizione si sposa maggiormente con la mia concezione degli scacchi poiché dietro ad una mossa, ad una strategia adottata, ad una partita, ad una vittoria o una sconfitta, si cela il volto della personalità del giocatore che si esprime attraverso il suo comportamento. Personalmente, grazie a questo torneo di scacchi ho avuto la possibilità di ascoltare la voce della mia fragilità, ovvero l’impulsività, che quando prevale conduce a posizioni instabili e poco chiare sulla scacchiera.

Con questo riferimento credo si possa comprendere perché disciplina è la parola che adotto, poiché quando giochiamo a scacchi attraverso i pezzi, e in base a dove e come li collochiamo, sottilmente raccontiamo chi siamo e attraverso l’ascolto interiore e la forza di volontà si può cogliere l’opportunità di poter comprendere e disciplinare alcune parti nascoste di noi e quindi accompagnarci verso un miglioramento che va oltre il proprio livello tecnico scacchistico.

Vivere quest’esperienza di crescita personale con la melodia delle risate, con la calorosità del gruppo (da questo punto di vista siamo una combriccola di Grandi Maestri!)  e con la passione per gli scacchi che ci accomuna, ha reso speciale e gioiosa questa nuova avventura. E già pregusto la prossima.

DAD presso la Scuola Popolare di Scacchi

di Vincenzo Costabile

Più di Fischer poté Netflix?  Da più di un anno la didattica scacchistica in presenza è bloccata. Eppure gli scacchi durante il lockdown hanno visto una incredibile crescita dell’interesse e del gioco online: effetto dovuto in parte alla necessità di trovare una occupazione stimolante e divertente mentre si sta a casa, in parte all’inaspettato successo della serie televisiva “La regina degli scacchi”.

L’effetto della serie tv è paragonabile all’effetto Fischer? Ovvero l’incredibile interesse che è sorto intorno agli scacchi a seguito delle strabilianti vittorie del genio americano contro i campioni sovietici? Fischer con le sue battaglie, sulla scacchiera e fuori, ha ottenuto un maggior riconoscimento, anche economico, per i successi nel gioco e nei tornei. Netflix, con la serie tv ha fatto crescere in molti la curiosità e l’interesse a imparare, almeno le basi, del Gioco dei Re. Bisognerà poi vedere nel tempo chi continuerà a coltivare questo interesse, che si trasformerà in passione, e quanti invece si fermeranno. Sacro fuoco, passione dirompente, curiosità e desiderio di migliorare e apprendere (attraverso le sconfitte, anche con studio e sacrificio) versus fuoco fatuo, un interesse effimero dovuto alla moda? Chi lo sa?

Essendo interrotta la didattica in presenza (prima del lockdown insegnavo nelle scuole dell’infanzia, elementari e medie: e quanto mi mancano le voci, la fantasia, la curiosità, le battute inaspettate e intelligenti dei bambini!) i corsi si sono spostati quasi interamente sulle modalità a distanza. Insegnamento mediato da uno schermo, che da un lato rende condivisibili con molte persone e in maniera istantanea i materiali preparati, dall’altro fa perdere la trasmissione dei gesti, delle intonazioni, dei movimenti che, attraverso una componente di teatralità, facilitano e indirizzano l’apprendimento e la partecipazione.

Come istruttore, per la modalità online prediligo dunque insegnare ad adulti e giovani piuttosto che a bambini della scuola primaria. Sono troppo affezionato alla relazione “dal vivo” ed ho sempre il timore che i bambini possano vivere negativamente la lezione data l’assenza dell’interazione fisica con i pezzi, la scacchiera, l’avversario/amico di turno.

In realtà vedo che i colleghi della Scuola Popolare lavorano on line con i bambini con soddisfazione reciproca: quest’anno abbiamo attivato ben 13 corsi collettivi on line che procedono parallelamente, la loro partecipazione è assidua e partecipano ogni settimana a tanti tornei on line a squadre. Insomma si può fare di necessità virtù.

Nei miei corsi, rivolti appunto a giovani e adulti principianti, siamo partiti ovviamente dalle basi e dal movimento dei pezzi, per arrivare, visti gli stimoli e la curiosità mostrata dai discenti, ad elementi più sofisticati di strategia e tattica. Elementi di apertura, mediogioco e finale inframezzati dall’immancabile pratica del gioco, con tornei, esibizioni simultanee e partite in consultazione e sono sicuro che di questo passo andremo lontano.  Al termine di ogni ciclo di lezioni (la Scuola Popolare li struttura in pacchetti da 10 lezioni), ognuno di noi istruttori somministra un test di verifica sulle conoscenze acquisite dagli allievi. Così abbiamo modo di verificare l’efficacia dei programmi proposti e rimodulare la didattica successiva in base agli argomenti risultati di più difficile comprensione e applicazione.

Si dice comunemente che gli scacchi allenano ad avere un pensiero analitico di tipo scientifico e che forniscono a chi li pratica una disciplina mentale che si rivela utile in qualsiasi ambito della vita.  Tutto vero, ma a me piace sottolineare come, oltre a esercitare le capacità di calcolo, gli scacchi siano una palestra mentale per una lotta di idee: “la mia opinione sarà più forte/ efficace di quella dell’avversario? “. La pandemia ci ha bloccato dunque nei movimenti, ma non è riuscita a impedire questo allenamento e la nostra crescita scacchistica (grazie anche ai nuovi strumenti tecnologici).

Sono soddisfatto del dialogo che ho avuto e continuo ad avere con gli allievi dei miei corsi, dialogo che fa crescere entrambi, allievi e istruttori, perché mentre si insegna si impara e viceversa tra pari (per raccontare un fatto curioso: ho scoperto che uno degli allievi di un mio corso è un professore di psicologia, materia che studio all’università, nonché autore del libro su cui stavo preparando un esame!).

Per esemplificare una tecnica di interazione, riporto una partita in consultazione che ho giocato, da nero, con gli allievi di un mio corso online. Un espediente didattico che si utilizza frequentemente nelle lezioni in presenza, magari aggregando gli allievi in gruppi distinti, ma che ha funzionato egregiamente anche on line.

Il nostro Matteo Nardoni si qualifica per i nazionali online del 28 e 29 novembre

Il nostro Matteo Nardoni si qualifica per i nazionali online del 28 e 29 novembre

Matteo Nardoni, allievo della Scuola Popolare allenato da Domenico Bonavena e ora seguito dal CM Daniele Marta, vince il torneo u10 del Lazio tenutosi su Junior Arena il 31 ottobre e si qualifica per il torneo nazionale online del 28 e 29 novembre.

Come premio per il nostro giovane allievo, Daniele Marta commenta una delle partite più interessanti giocate da Matteo contro il suo amico Alexandro, un giovane e simpatico scacchista tra i più promettenti della nostra Regione, che ha già esperienze incoraggianti in tornei a tempo lungo e con “i grandi”. Non mancherà l’occasione anche per Alexandro di prendersi “la rivincita” (hanno una vita davanti per giocare all’infinito!!), qui è chiamato occasionalmente in causa solo per il contributo che ha dato nei limiti di una partita veloce e giocata a distanza.

Nardoni, M. – Beliman, A., (Rapid 10’ + 5”), Campionato Regionale U10 online, 31/10/2020, 4° turno

1.e4, e5; 2.Cf3, Cc6; 3.Ab5, a6; 4.Axc6, dxc6; 5.h3

Una mossa insolita ma non inedita, che risponde a un obiettivo “pratico”: prevenire Ag4 e, in seguito, Cg4

5…Ad6 collocazione non ideale per l’Alfiere, sulla colonna semiaperta e relegato a una funzione difensiva. Il computer consiglia 5…c5 o 5…f6

6.0-0, Cf6; 7.d3, h6; 8.Cc3, 0-0; 9.Ae3, Ae6; 10.Dd2 il Bianco ha completato lo sviluppo, senza avere vantaggi né problemi

10…Rh7?! il Nero colloca il Re in una posizione un po’ esposta. Forse temeva un sacrificio 11.Axh6 che però sarebbe stato assolutamente prematuro

11.Ce2, Cd7!? Il Nero mostra una notevole maturità strategica, puntando a un’utile ricollocazione dei pezzi 12.Cg3, Cf6?! stranamente il Nero cambia idea, forse anche in questo caso pensando di prevenire una possibilità del Bianco, ossia Ch5

 13.c3! per preparare la spinta in d4. Questo spiega anche il senso della mossa Cg3: difendere il Pe4

13…Cg8?! A questo punto forse era meglio evitare di rimuovere il Cf6, e giocare invece 13…c5 o 13…Te8 14.Dc2! a mio avviso da un punto di vista strategico la mossa più bella, che piace anche al computer. Il motivo è triplice: toglie la Donna da una colonna destinata ad aprirsi, collocandola sulle case bianche avendo l’Alfiere delle case nere, e inoltre sulla diagonale del Re avversario  

14…g6?! il Nero prova a difendere la diagonale b1-h7, ma oggettivamente questo è un indebolimento

15.d4 logica ed efficace 15…exd4 probabilmente la migliore, l’alternativa era 15…f6

16.Axd4, Axg3!? comprensibile tentativo di alleggerire la posizione

17.fxg3 ±

posizione secondo me interessante dal punto di vista didattico: il Bianco ha una struttura pedonale apparentemente indebolita, ma una valutazione dinamica della posizione mostra come questo al momento non incida

17…De7! buona mossa difensiva posizionale

 18. b4!? Al computer questa mossa non piace, io però la considero interessante su un piano pratico perché, oltre a minacciare 19.Ac5, scoraggia la spinta in c5 del Nero

18…b6; 19.Ch4?! forse un po’ frettolosa, meglio g4 idea Af2

19…Tae8; 20.Tf2, Dg5?! Il Nero prova ad ottenere controgioco attaccando un Pedone, forse era meglio cercare iniziativa sull’Ala di Donna

21.Tf3, Ac4 per impedire 22.Taf1

22.Td1 idea Td2-f2

22…De7; 23.e5 il Bianco rompe gli indugi visto che il Pe4 è attaccato. Era possibile anche 23.Tf4 visto che  a 23…g5?? sarebbe seguita 24.e5! +-

23…De6; 24.Td2, Ad5; 25.Tf4, Ce7?; 26.Tf6 il Bianco avrebbe vinto subito con 26.c4!!, Axc4; 27.Tf6!, ma non era facile da vedere

26…Dd7; 27.Tdf2 anche qui interessante 27.c4 con la successiva rivalsa28.Axb6

27…Cg8 il Nero mette il piede in fallo in una posizione inferiore ma difendibile;

28. Cxg6!+-, fxg6; 29.Dxg6+, Rh8; 30.Txf8, Txf8; 31.Txf8, De6; 32.Txg8+, Dxg8; 33.e6+     1:0

Bravi ragazzi, auguri ad entrambi di giocare sempre con questo impegno, ed i risultati arriveranno!



Comunicato ai Soci

Comunicato ai Soci

Ai Soci e agli amici scacchisti tutti,
la Scuola Popolare è costretta purtroppo a comunicare che l’attesa riapertura dei locali e il riavvio a pieno regime delle attività vengono congelate fino al 31/01/2021.
La nostra è stata ovviamente una decisione sofferta alla luce sia della voglia di giocare di tutti i soci sia delle innegabili ripercussioni che ciò comporta in termini di ricavi (i costi fissi purtroppo non si fermano).
Eravamo ormai pronti per riaprire con la sanificazione dei locali e l’acquisto di dispenser, gel e di quanto necessario per ottemperare alla normativa nazionale sulle attività al chiuso. L’attuale situazione della pandemia con la crescita dei positivi a seguito della peraltro ineludibile ripresa delle scuole e con l’approssimarsi della stagione invernale, ci hanno però richiamato ad un senso di responsabilità, in primis verso i nostri associati. A maggior ragione in un momento nel quale il Lazio, e specialmente Roma, risultano purtroppo ai primi posti come numero di nuovi contagi nella cosiddetta “seconda ondata”
Il Consiglio Direttivo riunitosi ieri 30/09/2020 ha quindi deciso:
1) Prolungamento della chiusura della Scuola fino a tutto il 31/01/2021 evitando quindi occasioni propizie per il diffondersi del virus. Ricordiamo che al momento continuiamo a vederci il mercoledì sera presso il giardino esterno della libreria Todomodo in via Bellegra 44 dove abbiamo lasciato un congruo numero di set da gioco.
2) L’offerta formativa 2020-21 sarà unicamente on line a partire da metà ottobre, sia per adulti che ragazzi. Particolare attenzione sarà dedicata ai più piccoli che più degli altri stanno soffrendo l’attuale situazione, articolando gli appuntamenti in diversi giorni della settimana e con la speranza di poter corredare i corsi a distanza con appuntamenti ristretti in presenza. Per i suddetti corsi saranno previste quote modiche a sola copertura del pagamento dell’istruttore a conferma che la nostra caratteristica di Popolare non si limita ad un appellativo nella ragione sociale
3) Azzeramento della quota sociale di iscrizione per il 2021 per tutti gli iscritti 2020 (per il 2021 basterà apporre la firma sul consueto modulo di iscrizione senza procedere al versamento della quota). I locali della Scuola sono chiusi ormai da marzo scorso e, pur sperando di poter riaprire quanto prima nel 2021, ci sentiamo moralmente impegnati a ristorare somme percepite per servizi resi solo parzialmente
Ci auguriamo di poter ripristinare quanto prima la piena attività e invitiamo tutti i Soci a rimanere comunque vicini alla Asd anche in questa contingenza che ci ha comunque dato l’opportunità di riaffermare la nostra correttezza, il nostro senso di responsabilità e le caratteristiche di vicinanza della Scuola ai propri Associati.

La magia degli scacchi a Trieste.

La magia degli scacchi a Trieste.

di Andrea Bruni

Sono stato a Trieste per il 22° Festival di Scacchi. Per la notte, ho affittato un alloggio molto economico su indicazione di uno degli organizzatori, vicino all’orto botanico, con un bell’affaccio sulla città. La proprietaria mi ha atteso con gentilezza ed è stata molto cordiale anche se le sue lunghe unghie viola, i suoi capelli arruffati e un abbigliamento particolare mi hanno lasciato una certa angoscia al nostro saluto. Debbo però ammettere che mi è subito passata appena uscito dalla casa per incamminarmi alla sala da gioco. Uno splendido salone ben illuminato al centro della città, con scacchiere posizionate a distanza con un plexiglass divisorio sopra la scacchiera e il divieto assoluto di stringersi la mano.

La prima partita la perdo in 25 mosse con Elia Riccobon 1924 punti Elo e candidato alla vittoria finale: arriverà sesto in classifica, con sei punti, a fine torneo. Quando giungo alla 20 mossa, dopo un’apertura solida di bianco e una buona impostazione di centro partita, forzo la situazione con un avanzamento di pedone azzardato e nel giro di poco sono a passeggiare per Trieste.

La seconda partita di nero la vinco con Pierre Valembois che viene dal Belgio e mi concede un matto in 23 mosse. Il pomeriggio dello stesso giorno sono di fronte con il bianco a Paolo Pozzi, 1742 punti che oltre a me vincerà anche con Elia Riccobon all’ottavo turno e finirà ottavo anche con il contributo dei miei Buchholz.

Dopo le prime tre partite di solito per me comincia il torneo.  Ho di fronte un giovanissimo under 10 con 300 punti Elo in meno e con il nero mi preparo, dopo circa un’ora e mezza di gioco, a muovere il mio alfiere bianco in b7 quando la mia mano si fa pesante, così stranamente pesante che da quel momento in poi non ricordo più nulla e mi ritrovo a firmare un 1-0 dopo 53 mosse senza aver capito cosa fosse successo.

Dopo essermi complimentato con il mio avversario e anche con i suoi genitori, che dall’esterno esultavano della mia sconfitta, sono corso a casa a falcate veloci con la curiosità di rivedere con calma la mia partita.

Il mio formulario, che fino alla 25 mossa risultava ordinato e scritto con cura, aveva dei tratti geroglifici incomprensibili. Con un certo sforzo di concentrazione sono riuscito a risalire agli errori fatali. Noi scacchisti diciamo sempre che a questo gioco non si perde mai, in quanto o vinci o impari qualcosa di nuovo. Così incassata la lezione me ne sono andato a dormire pensando che al quinto turno avrei incontrato un altro giovanissimo under 10, dello stesso vivaio, anche lui con 300 punti Elo in meno ma in compenso con me avevo tanta voglia di vincere.

La notte non era stata tranquilla, incubi strani, incidenti automobilistici, odore di aglio e prezzemolo, rumori stridenti con lampi in lontananza e un forte vento di bora avevano tormentato i miei sonni notturni di solito piacevoli e divertenti. Tutto ciò non mi aveva intaccato più di tanto in quanto il mio 5° turno di bianco lo avevo preparato con l’apertura Ivano, in onore di Ivano Pedrinzani che me l’ha insegnata e mi ha portato a conquistare qualche anno fa la terza categoria nazionale: mi sedevo alla scacchiera con molta serenità e determinazione.

Mentre mi accingevo, con una certa sicurezza, alla 36^mossa mi sono accorto che sulla scacchiera qualcosa stava cambiando, come se i miei pezzi non volessero più rispondere ai miei comandi, come se una forza esterna ne avesse preso il controllo e io non riuscissi più a governarli. Mi sono messo a ridere, pensando alle follie di tanti scacchisti e con determinazione ho preso l’alfiere per piazzarlo al posto del

pedone nero in e5. Con mia sorpresa dopo aver segnato la mossa mi sono reso conto che in e5 c’era si un mio pezzo ma la casa era occupata dalla Donna e non dall’Alfiere. Preso da una certa angoscia mi sono alzato per andare al bagno. Intorno a me tutto sembrava tranquillo.   Con pochi secondi sull’orologio ho firmato un mezzo punto per uno stallo raggiunto dopo una partita incontrollata in cui il mio Alfiere nero in combutta con quello bianco si rifiutavano di eseguire i miei ordini. Mi sono alzato e a testa bassa mi sono diretto all’uscita senza neanche salutare, e fare i complimenti, a quel giovane scacchista che era stato veramente bravo a recuperare la partita. Sull’uscio ho incontrato uno degli organizzatori, quello che mi aveva indicato la casa, al quale avrei voluto raccontare l’accaduto ma dopo le prime parole non sono riuscito a trovare quelle adeguate per continuare il racconto e sapendo, per mestiere, leggere negli sguardi il pensiero degli altri ho evitato di approfondire e così l’ho buttata sulla bravura dei bambini che giocano a scacchi e sull’elasticità mentale mentre lui con un sorrisino sornione ha assecondato la mia affermazione ma negli occhi diceva qualcos’altro che al momento non ho capito.   

Stanco e affamato mi sono recato in una caratteristica trattoria davanti al Teatro di Trieste, all’Hostaria Strehler che per un po’ mi ha fatto dimenticare le paranoie vissute nel pomeriggio. Entrato a casa però, amplificate forse dal vino della cena, il mio alloggio mi sembrava una dimora stregata. Mi sono guardato intorno come mai avevo fatto prima di allora, notando un calderone in un angolo della stanza e una vasta piantagione in balcone di erbe aromatiche e selvatiche. In una stanza, nella quale non ero mai entrato, si trovavano candele consumate in ogni angolo come a formare un cerchio in terra. Chiusa la porta di scatto ho urtato una bottiglietta di vetro che cadendo è andata in mille pezzi mentre sulla stessa mensola giacevano altri contenitori in vetro, ciocche di capelli e stoffe trafitte da spilli. Mantenendo la calma e facendo richiamo alle mie storiche convinzioni materialistiche mi sono messo a cercare una scopa per raccogliere i cocci ma ho solo trovato, inchiodata a una parete, una ghirlanda di corda con attaccate penne di oca e cornacchia.

Preso dal panico, sono uscito di casa e mi sono fermato di fronte, dall’altra parte della strada. Mi sono addormentato lì, sulla panchina. Con le prime luci del giorno, sono rientrato a casa e tutto mi sembrava più normale, le mensole, le erbe, le ghirlande, anche un bell’arredamento. Di buon’umore sono andato a fare una bella colazione in uno degli storici caffè di Trieste, all’antico caffè San Marco dove trovi oltre alla libreria anche le scacchiere a disposizione, un po’ come sarà Todomodo a Roma tra cento anni.

Per scacciare i cattivi pensieri, e vista la splendida giornata di sole, sono andato al molo a prendere il traghetto per raggiungere il castello di Miramare di cui mi avevano raccontato la qualità della visita, anche se il biglietto ha un costo a differenza degli altri musei di Trieste che sono gratuiti, come lo è il PAG Progetto Area Giovani del Comune di Trieste che sostiene e sviluppa progettualità e forme di partecipazione per e con i cittadini dai 14 ai 35 anni.

Puntuale alle 16 mi sono ritrovato all’ultima scacchiera a giocare contro Omar Perossa, con il nero, che dopo una combattuta partita mi ha concesso la sua resa per la mia seconda vittoria.

Durante la notte, mi sono svegliato immerso in una nuvola bianca con un odore acre che proveniva dal piano di sopra. Ho provato ad alzarmi senza riuscirci e sono di nuovo crollato nel sonno.  Appena ha suonato la sveglia sono balzato in piedi, fuori i lampi e la pioggia non invitavano ad uscire, ma io in un attimo ero già fuori di casa e titubante ho girato la città con il ricordo angoscioso della nuvola bianca che mi aveva avvolto nella notte. Incominciavo a pensare che l’affittuaria fosse una strega che si dilettava in malocchi e cose di questo genere e di cui io ne ero diventato la vittima.

Non guardavo più neanche gli accoppiamenti su internet ed ero anche convinto che i “malvagi ragazzini” si mettevano d’accordo tra loro per semplici patte per poi mettere le loro maggiori energie contro di me.

La mia settima partita è stata un incubo.  Di fronte ancora un giovanissimo con oltre 400 punti Elo in meno di me. Teso e concentrato avevo raggiunto una buona posizione alla 29 mossa ed ero certo di rifarmi. Poi è entrato in sala un cameramen a fare riprese video ed il rumore della macchina ha come messo in moto l’autonomia dei miei pezzi che non rispondevano più ai miei desideri. Convinto di un malocchio in atto, dopo ogni mossa mi alzavo per andare al bagno e rompere l’incantesimo. Ovviamente il mio comportamento non è passato inosservato e l’arbitro dopo cinque – sei volte di questa ginnastica si è avvicinato per chiedermi come stavo.

Che gli potevo dire? Che i miei pezzi non rispondevano più ai miei comandi? Ho risposto: no tutto bene, perché? Mi ha guardato con sufficienza e mi ha lasciato stare, invitandomi a restare al tavolo per le norme sulla sicurezza sanitaria. Ho firmato la mia sconfitta alla 55^ mossa, con i pezzi bianchi e neri che festeggiavano la vittoria contro di me.

Ho fatto i complimenti al mio avversario e sono corso in enoteca. Non avevo altro luogo dove fermarmi a pensare cosa stesse succedendo. Ho scoperto che i triestini hanno un vino tutto loro. I terreni da queste parti sono aridi e sassosi e inoltre ricchi di ferro. Non senza fatica, mi raccontava l’oste che sono coltivati vitigni autoctoni a bacca rossa chiamato anche “sangue del Carso”, ordinata subito una bottiglia, ai primi sorsi ho rilevato con gusto delle buone doti di struttura, intensità e freschezza, all’olfatto profumi di lampone. Mi sono un po’ distratto pensando ai vignaioli di questa terra come espressione di lavoro intenso e devo ammettere che il risultato del vino bevuto è stato sorprendente. Alla conclusione della prima bottiglia, mentre decido di mangiare qualcosa vedo da lontano l’affittuaria della mia casa, che cammina per la via. Incuriosito la seguo con lo sguardo, sicuro oramai di non tornare a dormire nella sua abitazione e attribuendole la responsabilità del mio deludente torneo come risultato del suo malocchio. Dopo un po’ di questa scena, la “strega” esce dal mio campo visivo e si perde dietro a un palazzo. Sono già sulle sue orme e senza pensarci troppo pago la bottiglia e la inseguo. La vedo entrare in un sottoscala di un palazzo semiabbandonato: sui citofoni non ci sono nomi. Mi guardo intorno e non so che fare. Mi nascondo dietro l’angolo per vedere cosa succede. Niente, non succede nulla. Penso che sarà uscita da una porta secondaria e decido di andare a vedere. Prima di entrare però, dopo aver digerito la paura, chiamo il mio amico romano vigile urbano e lo lascio all’ascolto, hai visto mai? Scendo due rampe di scale, come quelle della sede dell’Accademia di Scacchi a Roma, che mi portano davanti ad una porta di ferro. Provo a spingerla, si apre. Dentro il solito buttafuori da film. Sta sulla porta e mi guarda con aria curiosa, butto a bassa voce il mio nome un po’ distorto, “ah sei il romano, entra pure”.  Mi ritrovo in uno stanzone enorme che mi ricorda una sala scommesse e mi accorgo che in effetti si può scommettere su tutto: quanti caffè vende in quel giorno l’antico caffè di San Marco; quante persone entrano nell’ufficio turistico di Piazza Unità, quante persone arrivano in stazione in giornata, quanti biglietti del museo Revoltella si sono venduti in quel giorno. Mi fermo incuriosito e divertito, un posto incredibile, da raccontare. Mentre continuo a guardare le quotazioni di queste strane scommesse, appare sul monitor il mio nome associato ad un altro che non conosco, ci metto poco a capire: sono le quotazioni del torneo di scacchi. Conosco in quel momento il mio avversario del turno 8, un anziano giocatore classe 1938, con 250 punti Elo meno. La mia quota di vittoria è bassa, ne deduco che qui è considerata molto probabile e quindi si vince poco. Il pareggio non si può puntare quindi se la partita finisce patta tutte le quote puntate vanno al banco, mentre la mia sconfitta è ben valutata: 10 a 1.  

Uso il bancomat per ogni spesa e difficilmente vado in giro con soldi in contanti in tasca. Ho 10 euro, e non credo che in questo ambiente accettino carte di credito, quindi per evitare brutte figure mi avvicino allo sportello e punto 10 euro. Il tipo curvo e con occhiali spessi neanche mi guarda e mi rilascia una ricevuta con scritto la quota e Bruni perdente. Decido di andare via e nessuno mi nota, così come non l’hanno fatto quando sono entrato. Passo la nottata su una panchina dei giardini pubblici desiderando l’alba e l’ora della partita.

Alle 16, con il bianco in moto, comincia la mia ottava partita del torneo. Sono teso, da una parte voglio vincere sulla scacchiera ma dentro di me non nascondo la curiosità di ritornare nella sala scommesse e verificare la corrispondenza della mia puntata.  Mentre sono a metà partita mi sorge il dubbio sull’irregolarità della scommessa su me stesso, ma non credo che al botteghino mi chiedano i documenti e quindi decido di mettere un pezzo in presa e chiudere velocemente la partita firmando la mia 5 sconfitta del torneo. Dopo aver consegnato il formulario non mi sento a mio agio in questo ruolo da imbroglione e ci metto un po’ a digerire la scelta, ma mi consolo pensando che la mia curiosità è legittima e quando racconterò questa storia, perché sarà una storia da raccontare, forse in molti capiranno la motivazione di errori fatali durante i tornei, sviste, momentanee amnesie e tutte quelle narrazioni intorno alle sconfitte sulla scacchiera.

La porta della sala scommesse è chiusa, provo a bussare ma non ci sono rumori all’interno, insisto, in fondo devo ritirare la mia vincita. Sento dei passi e una mano sicura che apre il catenaccio interno. Faccio per entrare ma quello mi ferma sulla porta dicendomi che è chiuso. Poi mi guarda bene e come se mi riconoscesse mi invita ad entrare: “Vieni, vieni”. Lo seguo per lo stanzone completamente spoglio, senza più il bancone delle scommesse e le pareti riempite con i cartelloni delle quote. Saliamo le scale ed entriamo ai piani superiori del palazzo. Qui è tutto un altro ambiente, sono uffici ben tenuti, finestre ampie e stanze luminose. “Aspetta qui”. Mi siedo su un bel divanetto ed un ragazzo mi chiede se voglio un caffè. Dico di no prima ancora che finisce la frase. Si apre una porta e mi invitano ad entrare: “Vieni il regista ti vuole conoscere”. Dopo mezz’ora esco dall’ufficio con in tasca il biglietto stretto della mia scommessa e un assegno per la mia partecipazione involontaria come comparsa al remake della Stangata di George Roy Hill, la storia di una truffa che due imbroglioni appioppano a un merlo, soffiandogli un malloppo. Con i soldi del mio inconsapevole lavoro vado nella mia cara trattoria di Trieste a spendere tutto in vino buono e pesce di qualità.

Nell’ultima partita del torneo, finalmente svelato il mistero delle mie pessime prestazioni scacchistiche, arrivo con largo anticipo, mi sottopongo alla misurazione della temperatura, presento il foglio sanitario richiesto e vado a prendere posto alla penultima scacchiera. In attesa del mio avversario penso che in fondo è stata una bella lezione sportiva e umana, altro che film e scommesse: mi sono seduto a giocare con troppa presunzione e quanto ottenuto è l’inevitabile risultato. Mi prometto che al prossimo torneo eviterò di giocare con avversari troppo giovani e proporrò alla Federazione di cominciare a pensare a tornei separati per adulti e giovani. Mentre rido di questa sciocchezza comincia il tempo e parte la partita. Il mio avversario ha 100 punti Elo in meno, ma è quasi coetaneo e lui è con il Bianco. Alla mia 28^ mossa trovo la soluzione vincente Dxf1+.

29) Dxf1, e2;
30) De1, Ac3;
31) Dxc3, e1=D+;
32) Dxe1, Txe1+; 0-1
E finisce così il mio torneo di Trieste, con 3,5 punti con 5 sconfitte. Ma la cosa peggiore e che maggiormente mi ferisce non sono neanche i 63 punti Elo in meno, che mi riportano sotto la soglia della mia categoria, ma essere consapevole della difficoltà di tornare al Circolo e non essere creduto nel mio racconto e in più dover subire il commento sarcastico: “mi auguro che tu non abbia messo la maglia del nostro circolo!”.

Tornerò a Trieste, perché mi sono trovato bene, la città è accogliente e, a parte il risultato, mi sono divertito nelle partite confermando il principio che non bisogna sottovalutare né i propri avversari e nemmeno la realtà, che a volte è più misteriosa di quello che appare. Attendo il prossimo torneo per riprendermi i miei 63 punti Elo che adesso sono in tour su chissà quale schermo cinematografico.